aA29 Seven Artists for a Sustainable World

aA29 Project Room Beni culturali

The story

aA29 Seven Artists for a Sustainable World

è un progetto artistico realizzato da aA29 PROJECT ROOM con la collaborazione di Mirabilia con l'obiettivo di raccogliere fondi (5 milioni di euro in 60 mesi) attraverso una campagna di crowdfunding per finanziare un gruppo selezionato di 7 artisti di prestigio nazionale e internazionale, con ancora ampi margini di crescita sia dal punto di vista della ricerca che del valore economico.

A29 Project Room prende il nome dal piccolo asteroide 2002 aA29 co-orbitante con la Terra e nelle cui prossimità si avvicina ogni 95 anni. Si è ipotizzato che aA29 possa essersi formato dallo scontro tra la Terra e Theia, il pianeta che, secondo la teoria dell’impatto gigante, avrebbe colliso con la Terra dando poi origine alla Luna.

aA29 è composta da tre gallerie e da un ufficio di relazioni internazionali a New York. Luoghi di partecipazione e spazi multifunzionali aperti al dialogo interdisciplinare sono stati creati per promuovere, anche attraverso progetti site-specific e residenze, le più diverse forme della sperimentazione contemporanea, privilegiando il rapporto con le università e con gli spazi museali, sia nazionali che internazionali.

I nostri progetti hanno promosso la collaborazione con prestigiose Università come la Cà Foscari di Venezia e la New York University per lo sviluppo di Performance artistiche, dibattiti e gruppi di studio sulla sostenibilità ambientale e la rigenerazione dei paesaggi urbani e naturali.

Diretta da Gerardo Giurin e Antonio Cecora, aA29 mira a promuovere quelle pratiche artistiche che, mediante la loro ricerca, attraversano il dato reale e progettano nuove possibilità d’azione e interazione con l’altro. Particolare attenzione ha l’indagine dedicata ai temi della sostenibilità, dell’Antropocene, dell’antispecismo e dell’incidenza dei totalitarismi e dei colonialismi sul contemporaneo. Le pratiche artistiche aA29 si concretizzano attraverso differenti media: dal disegno alla pittura, dalla scultura all’installazione, dalla fotografia al video, fino alla performance e all’installazione sonora.

I sette artisti selezionati condividono una ricerca con indirizzo socio-politico con particolari declinazioni alle seguenti tematiche qui di seguito elencate. Tematiche che già sono state presentate da alcuni artisti come Ivan Grubanov e Jompet Kuswidananto in ambiti di assoluto prestigio come, rispettivamnte, il Padiglione della Repubblica Serba e Padiglione della Repubblica Indonesiana alla Biennale di Venezia.

- Sostenibilità ambientale

- Globalizzazione

- Connessioni tra gli ecosistemi naturali, sociali, e culturali

- Biocentrismo

- Distorsione politica e sociale

- Antropocene

- Antispecismo

 

1) IVAN GRUBANOV (Serbia, 1976)

 

I suoi lavori sono stati esposti in diverse mostre, rassegne e manifestazioni artistiche internazionali. Nel 2015 ha esposto alla 56° Biennale d’Arte di Venezia all’interno del Padiglione serbo con una grande installazione, United Dead Nations, dedicata alle nazioni e agli imperi che lungo il corso della storia sono crollati.

 

Oltre alla galleria aA29 Project Room, l’artista è rappresentato dalla Loock Galerie di Berlino e dalla Ron Mandos Gallery di Amsterdam.

 

La ricerca di Ivan Grubanov mette a confronto la storia, i suoi simboli ed i suoi vessilli, con le circostanze problematice del nostro presente. In particolare Grubanov analizza e problematizza la nostra condizione argomentando come le narrazioni main stream siano incomplete, inautentiche o completamente fasulle. Egli esplora i limiti dell’arte come strumento per guidare il cambiamento sociale e per documentare e interpretare la storia, nella pittura, nel disegno e nel lavoro di installazione. Una serie di dipinti astratti, denominati Smokescreens, che Grubanov ha creato controllando l’effetto del fumo su nuovi strati di pittura ad olio su tela e combinando ciascuno con una riga di testo, è stata descritta come la rappresentazione della frustrazione dell’artista nei confronti del limite umano a esprimere il desiderio di cambiamento politico. Diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Belgrado, ha partecipato a numerose residenze internazionali presso la Rijksakademie di Amsterdam, il Delfina Studio di Londra, la Casa Velazquez di Madrid e la Katholieke Universiteit di Leuven.

 

L’artista ha come obiettivo costante lo sviluppo del mezzo pittorico.

 

2) JOMPET KUSWIDANANTO (Indonesia, 1976)

 

Jompet Kuswidananto ha studiato comunicazione all’Università Gadjah Mada di Yogyakarta. Originariamente formatosi come musicista, Kuswidananto si è successivamente dedicato alle arti visive, continuando a lavorare all’interno della comunità artistica locale di Yogyakata.

 

Lavora con differenti tipi di media artistici tra cui l’installazione, il video, il suono, la performance e il teatro.

 

Le sue opere indagano la storia dell’Indonesia e le complessità e le contraddizioni della vita contemporanea in un mondo globalizzato. La sua pratica artistica si concentra su tematiche politiche, coloniali e sul potere e sulla mobilitazione di massa nel contesto della post- riforma indonesiana.

 

Dal 1998 e fino ad oggi ha lavorato con Teater Garasi: un collettivo multidisciplinare di artisti che presenta spettacoli che riflettono la vita indonesiana dopo la caduta del regime di Suharto.

 

Nel 2014 Kuswidananto ha ottenuto un importante riconoscimento per artisti asiatici emergenti, il Prudential Eye Award, per il suo lavoro di installazione.

 

Kuswidananto ha partecipato a importanti mostre nazionali e internazionali, tra cui la Triennale di Yokohama, 2008; Beyond the Dutch, Centraal Museum Utrecht, 2009; 10th Biennale di Lione, 2009; Indonesian – Eye, Saatchi Gallery, Londra, 2011; Phantoms of Asia, Asian Art Museum, San Francisco, 2012; Taboo, Museum of Contemporary Art, Sydney; 2012; RALLY: Contemporary Indonesian Art – Jompet Kuswidananto & Eko Nugroho, National Gallery of Victoria, Melbourne, 2012; Taipei Biennale, 2012; Asian Anarchy Alliance, Tokyo Wonder Site, Tokyo, 2012; Asian Art Biennale, Taiwan, 2015; e Order and After, Sonica Festival, Glasgow, 2015. Tra le mostre personali si contano Java’s Machine: Phantasmagoria, Osage Gallery, Singapore e Hong Kong, 2009 e 2010; Third Realm, Para-site Art Space, Hong Kong 2010; Third Realm, progetto site-specific per Gervasuti Foundation, 54th Biennale di Venezia, 2011; On Asphalt, Nanzuka Underground, Tokyo e Project Fulfil Art Space, Taipei, 2012; e Grand Parade, Tropenmuseum, Amsterdam, 2014.

 

3) ISABELLA PERS (Italia, 1963)

 

L’artista Isabella Pers utilizza strumenti espressivi quali la pittura, la fotografia, l’installazione e la performance partecipata, il video e il disegno.

 

Nella sua ricerca convergono dei temi portanti quali l’osservazione e le connessioni tra gli ecosistemi naturali, sociali, e culturali, l’impatto del dominio antropocentrico sulla vita del pianeta e le trasformazioni del nostro tempo. Le sue azioni collettive, in particolare, sono rivolte ad indagare processi cognitivi che aspirano alla simbiosi tra i viventi e gli altri elementi naturali, analizzando le dinamiche sociali e culturali che caratterizzano le scelte della specie umana ed immaginando visioni inedite tramite l’incontro tra diverse percezioni. Negli ultimi anni sta lavorando sulla memoria dell’acqua e delle piante, e su come i nostri

gesti possano interagire in maniera simbiotica con questi percorsi.

 

E’ co-ideatrice insieme alla sorella Tiziana di RAVE East Village Artist Residency, un meta- progetto partecipativo che apre il dialogo sul ruolo dell'arte contemporanea nei confronti dell'alterità animale e sulla necessità di ripensarsi in una prospettiva biocentrica ed antispecista.

 

Promuove la ricerca e il dialogo interdisciplinare tra arte, scienza, filosofia e architettura nel borgo storico di Soleschiano (Manzano, Ud), dove vivono animali salvati dal macello. Gli artisti che dal 2011 hanno preso parte a RAVE sono: Adrian Paci, Ivan Moudov, Regina José Galindo, Diego Perrone, Tomás Saraceno, Igor Grubic e Giuseppe Stampone.

 

Le sue opere sono state presentate in diversi contesti, tra cui: Libere Tutte, Casa Testori, Novate Milanese; Sustainable Art Projects Caught on Video, EDRA50 Brooklyn, New York University; Bordercrossing, Manifesta 12 Palermo; Nestx@TheIndependent, Museo MAXXI Roma; Biennale dell’Architettura di Seoul; The Next Flow, aA29 Project Room Milano; One Night Stand Gallery, Sofia; PAC Milano; PAV Torino, 54. ed e.c. 53. Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Villa Manin, Passariano, New York Public Library, Zentral Bibliothek Zurich, ADN Gallery, New York, Palazzo Reale di Napoli, Miami-Dade Public Library, Miami, Museo MADRE, Napoli, National Library Buenos Aires, Ezair gallery, New York, Whitechapel Gallery Londra.

 

4) TIZIANA PERS (Italia, 1976)

 

Laureata in Lingue e Letterature straniere presso l'Università degli Studi di Udine con 110/110 e lode, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Linguistiche e Letterarie, lavorando sul dialogo tra arti visive e letteratura.

 

Da lungo tempo si occupa di animali e ha concentrato la sua ricerca sui temi del biocentrismo, sulla deep ecology e su un approccio etologico cognitivo.

 

Lavora con differenti media, quali azioni pubbliche performative, installazioni, sculture, fotografie, video, disegno e pittura.

 

Co-ideatrice e direttrice artistica del progetto RAVE East Village Artist Residency, ha creato e diretto il primo festival del biocentrismo Gaia@menTe.

 

Ha collaborato con filosofi, poeti e storici dell’arte in differenti pubblicazioni e saggi filosofici. Tra gli altri: Animot 1: Jackie D, dedicato a Jacques Derrida, curato da Leonardo Caffo e Maurizio Ferraris; Margini dell’umanità. Animalità e ontologia sociale. L. Caffo; Un art pour l’autre. L'animal dans la philosophie et dans l'art, V. Sonzogni e L. Caffo; Il corpo solitario, curato da G. Bonomi, Agonie della civiltà con Marco Cioffi, Elephant Woman Song, con Natalia Molebatsi ed è in uscita Animality in Contemporary Italian Philosophy curato da Felice Cimatti.

 

Ha tenuto conferenze sul suo lavoro e sulla relazione uomo/animale e arte contemporanea in diverse Università, festival internazionali e istituzioni, tra cui: NABA Nuova Accademia di Belle Arti, Milano, seminario ABC Diary, Phenomenology of Contemporary Visual Arts, prof. Leonardo Caffo (2020) e seminario su Arti Visive e Comunicazione, prof. Leonardo Caffo e prof. Roberto Maria Clemente; Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, corso della prof. Laura Cherubini (2019); Accademia di Belle Arti di Palermo, corso della prof. Daniela Bigi; corso Multimedia Communication and Information Technologies tenuto da Marco Rossitti, Università di Udine; École nationale supérieure d'arts de Paris-Cergy,

Philosophy of Art corso del prof. Federico Nicolao (2017); Università degli Studi di Udine, convegno internazionale The real wealth of Nations, prof. Antonella Riem (2016) e convegno internazionale Living together on this earth. Eco-sustainable narratives and environmental concerns (2017).

 

Nel 2008 il suo progetto Vesuvian Raphsody (realizzato da Persisters, duo composto dall’artista insieme alla sorella Isabella, al Museo MADRE a Napoli) è stato presentato a: Imagine art after: Satellite Talk, E:vent, East End London, con Breda Beban, curatrice della mostra Image art after alla TATE Britain.

 

5) MATILDE SAMBO (Italia, 1993)

 

Matilde Sambo nasce a Venezia nel 1993. Oggi vive e lavora a Milano.

 

Si è laureata in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia. Ha partecipato a residenze artistiche nazionali e internazionali come VIR, Via Farini - In Residence, Milano (2017-2018), Collective Signatures, Formentera - Spagna (2018), BoCs Art, Cosenza (2019). Dal 2019 collabora attivamente con la Fonderia Artistica Battaglia di Milano.

 

Lavora con diversi linguaggi artistici, con una predilezione per il video e la scultura. Il suo percorso e la sua ricerca passano anche attraverso lo studio del suono e della performance. Il suo approccio al video è inizialmente legato all’ambito musicale, per spostarsi poi su una narrazione svincolata dalla musica. Ha suonato al Festival Angelica di Bologna all’interno del Teatro S. Leonardo, ad Argo16 a Venezia e ad altri eventi pubblici e privati in tutt’Italia.

 

La sua mostra personale “Falsità in buona coscienza” è stata presentata presso la sede milanese di aA29 Project Room nel maggio 2019. In programma per l’anno 2020, invece, ha una mostra al Castello di Lajone ad Alessandria, una presentazione alla Fonderia Artistica Battaglia a Milano e il progetto “Ex Machina” a Scicli.

 

A livello tematico l’artista indaga la complicata relazione che c’è tra mondo naturale e uomo. Aspetto fondamentale del suo lavoro è la riflessione sul “frammento”, la ferita e la cura. Sambo approfondisce anche il tema del limite sottile e labile che esiste tra due entità o concetti opposti: naturale-artificiale, animale-uomo, sacro-profano. Queste diverse polarità non sono mai, per l’artista, totalmente distinte e contraddittorie, anzi nei loro punti di contatto diventano molto simili, tanto da confondersi l’una l’altra.

 

Un esempio è il lavoro Cantus ab aestu - ciò che ad essa si sottrae, in cui interviene diret- tamente sulle mute di cicala che recupera dagli alberi: realizza così delle microfusioni con la tecnica della cera persa in differenti metalli: oro, argento e bronzo. Ne derivano delle sculture delle cicale 1:1 che sono il frutto dell’unione tra naturale e artificiale.

 

Ha preso parte, inoltre, a numerose mostre e improvvisazioni sonore sia nazionali che internazionali tra cui al Castello di Lajone (Alessandria), Volvo Studio (Milano), Paasinger Fabrik di Monaco di Baviera (Germania), Sale Docks (Venezia), Spazio Gamma (Milano), Spazio Thetis (Venezia), Marsélleria (Milano), Palazzo Mora (Venezia).

È stata insignita del premio Level 0 indetto da ArtVerona 2019 e scelta da Patrizia Nuzzo, responsabile delle collezioni d’Arte moderna e contemporanea di Verona, per elaborare un progetto espositivo all’interno della GAM di Verona nel 2020.

 

6) SASHA VINCI (Italia, 1980)

 

Ora vive e lavora a Scicli, in Sicilia.

 

Ha conseguito il diploma di laurea in Scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze.

 

Il fondamento della ricerca di Sasha Vinci si basa sulla continua sperimentazione di differenti linguaggi artistici. Performance, scultura, disegno, pittura, scrittura, musica sono espressioni che l'artista utilizza per creare opere da cui emerge un pensiero libero che si interroga sulle problematiche dell’esistente. Un’arte che attraversa la memoria intima dell’essere, per giungere ad una visione plurale e rivelare i disagi, i malesseri, le contraddizioni sociali del mondo contemporaneo. Tutti i progetti sono da considerarsi come un'azione civile, in cui arte e collettività si combinano in un atto che l'artista definisce "performance culturale", per dissentire alla distorsione politica e sociale del proprio tempo. La ricerca diventa così un elogio alla resilienza, parla di forza d’animo, una forza irresistibile che rende imbattibili di fronte alle avversità, capace di contrastare i dolori che l’uomo infligge al suo Habitat e alla sua Humanitas.

 

Nel 2017 vince il Sustainable Art Prize, indetto dall’Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con ArtVerona. Dal 2012 al 2018, ha collaborato attivamente con l’artista Maria Grazia Galesi, con la quale ha creato il duo Vinci/Galesi. Nel 2008 è stato l’ideatore e il fondatore di SITE SPECIFIC (www.sitespecific.it) una realtà indipendente gestita dall’Associazione Culturale non-profit PASS/O. Nel gennaio del 2013 in collaborazione con altri professionisti crea S.E.M., acronimo di Spazi Espressivi Monumentali, un modello di sviluppo sostenibile che a Scicli ridisegna la gestione integrata dei monumenti, unendo contenuti culturali dell’arte e delle tradizioni a strategie economiche. In S.E.M. Sasha Vinci ricopre il ruolo di Direttore Artistico. Da dicembre 2012 a settembre 2013 è stato Direttore Artistico del progetto CLANG.

 

Le opere e le performance di Sasha Vinci sono state presentate in diversi musei, rassegne artistiche e università nazionali ed internazionali tra cui Art Centre dell’ Università di Silpakorn, Bangkok, Thailandia (2005); Centro Culturale La Mercè, Girona-Barcellona, Spagna (2006); Galleria Irohani a Osaka, Giappone (2008); Reggia di Caserta, Caserta (2017); FuturDome, Milano (2017); Círculo de Bellas Artes, Madrid (in occasione di Drawing Room - 2017); New York University, New York City, USA (2019); The Yard, New York City, USA (2019). Parteciperà al progetto Ex Machina a Scicli (settembre 2020), tre giorni di performance urbane, mostre, installazioni di sound art, concerti e conferenze con la partecipazione di artisti e curatori riconosciuti internazionalmente. In progetto per il 2021 ha una mostra al MANN di Napoli.

 

Il suo lavoro è stato pubblicato in differenti riviste e magazine tra cui Hi-Fructose, Flash Art, Artribune, Arte e Critica, Wall Street International, Exibart, Abitare Magazine,

Espoarte, Rivista Segno, Gestalt Gtk, El Pais, Diari De Girona (Dominical), Il Sole 24 ore, Panorama, L’Espresso, La Repubblica.

 

Mail, The Telegraph, la Repubblica e WIRED.

 

7) Kyle Thompson (Stati Uniti, 1992)

Attualmente vive e lavora a Portland, Oregon (USA).

È un artista visuale e un fotografo.

Ha iniziato a fotografare all’età di diciannove anni dopo aver trovato interesse per le case abbandonate nei dintorni, a volte persino vivendo in queste case per un paio di giorni per lavorare su un particolare scatto. Il suo lavoro è principalmente composto da autoritratti, che scatta usando un timer e muovendosi lentamente davanti alla macchina fotografica mentre scatta, come se fosse una performance solitaria. Le sue fotografie racchiudono una narrazione effimera, una trama inesistente che vive solo per un momento parziale che l’artista è in grado di mostrare attraverso una pianificazione attenta di ogni dettaglio dello scatto: come afferma, è più un’opera di pre-produzione, rispetto a qualsiasi post-produzione. Deviando la vista del viso, le immagini diventano più ambigue permettendo allo spettatore di identificarsi con il soggetto.

È definito spesso dalla critica come fotografo “surreale” e “onirico”.

Le opere di Thompson sono state esposte in musei e gallerie americane e internazionali quali Chabram Centre d’Art Contemporain, Parigi, Francia (2013); Centro Cultural Banco do Brasil, Rio De Janeiro, Brasile (2014); One Grand Gallery, Portland, USA (2015); Opiom Gallery, Parigi, Francia (2016-2017); Reggia di Caserta, Caserta (2018).

Numerose le pubblicazioni su riviste internazionali tra cui EXIT Urban Magazine; Made in Mind; Espoarte; Frontrunner Magazine, NSS Magazine, National Geographic, Vogue Italia, Hi-Fructose e The Huffington Post.

Nel 2012 e 2015 due fotografie dell’artista sono state scelte da Vogue Italia come “Pic of the day”. Nel 2019, invece, è stato scelto da Netflix come uno dei fotografi sul set della serie THE OA: Part II.