Aiutiamo "Donne de Roma" a non scomparire

Alessandra Capparè Kre Beni culturali

La Buona Causa

Donne de Roma.

Cinque attrici e un musicista.

Cinque monologhi e sette canzoni.

Sei date, compresa una visita guidata, sei sold out.

Adesso Donne de Roma rischia di scomparire, perché non abbiamo soldi per portarlo avanti. 

Nell'ultima replica abbiamo guadagnato 27 euro a testa; eppure non stiamo chiedendo soldi per noi, non ancora: la cifra che dobbiamo raccogliere servirà a pagare un regista (un grande professionista che lavorava con l'altrettanto grande Gigi Magni), altre serate a teatro ed un ufficio stampa che ci aiuti a riempirlo.

Perché non abbiamo un euro; non abbiamo "nomi"; non abbiamo santi in paradiso. Ma abbiamo tanto cuore che vogliamo continuare a regalarvi, se ce ne darete l'opportunità.

AIUTATECI ancora una volta.

Non ve ne pentirete.

È una promessa.

[6 gennaio 2019, cominciamo il nuovo anno così; PocketArt in Rome premia Donne de Roma come miglior drammaturgia.]

*

Donne de Roma è il racconto di una Roma che non c'è più attraverso le storie di cinque donne, legate dalle loro personalissime Rivoluzioni. Delia, Teresa, Tina, Celeste e Ninetta: cinque monologhi, cinque storie diverse che interagiscono con una selezione di brani musicali tra i classici della tradizione romanesca e alcuni inediti scritti da Carmelo Caprera e Adriano Di Benedetto, impreziositi dalla sapiente chitarra di quest’ultimo. I monologhi sono interamente scritti e riadattati da Alessandra Kre. Tra questi, la presenza, per la prima volta in assoluto, del riadattamento al femminile del celebre “Er fattaccio der vicolo der moro” e un monologo sulla famosa “Pantera Nera” della seconda guerra mondiale, Celeste Di Porto, colei che vendeva ai fascisti i suoi correligionari ebrei, impreziosito da un importante documento storico gentilmente concesso dall’Associazione Musikstrasse, ovvero un pezzo composto dagli ebrei nel carcere di Regina Coeli prima di essere uccisi alle Fosse Ardeatine. E ancora, un monologo ispirato al “Barcarolo romano” e gli altri due, di ispirazione cinematografica; e anche qui abbiamo una bella novità: un Pasquino donna, un monologo ispirato alla nota statua parlante, tutto al femminile. Donne de Roma è un "contenitore" continuamente rinnovabile, grazie alla possibilità di attingere al vasto repertorio di musica romanesca e ai repertori degli autori dei brani inediti e dei testi.

Donne De Roma – Note di regia

Ci sono cinque donne, Delia, Teresa, Tina, Celeste e Ninetta; e sono cinque donne forti, fortissime, che -passandosi simbolicamente di monologo in monologo uno scialle color amaranto- portano avanti una Rivoluzione, ognuna a suo modo. C’è la “Rivoluzione bianca” di Nina, che non sopravvive a un amore travolgente come un uragano e opprimente come “’n ergastolo”, come “’na galera che certe vorte er còre nun riesce a sconta’”, e c’è la “Rivoluzione nera” di Celeste, Celeste Di Porto, l’ebrea che vendeva i suoi correligionari ebrei ai fascisti. Quest’ultimo un testo importante, impreziosito da un documento storico che qualche anima buona ha avuto la gentilezza di concederci. E poi, ancora, Delia, Tina, Teresa, con la loro arguzia, la loro determinazione, la loro passione, la loro ironia. La Rivoluzione negli occhi. Cinque donne complesse, coraggiose, magnetiche. Cinque mondi ricchissimi di colori, toni, sfumature. Cinque compagne di viaggio da cui imparare il mestiere di vivere la vita, anche quando è ingiusta, anche quando è bastarda, anche quando tenta di sopraffarci e pare che non abbiamo nessuna soluzione tranne quella di sottostarle, inermi. Pare. È la forza delle donne, e la forza dell’amore: per un’idea, per un uomo, per una madre, per se stesse. “Perché solo l’amore. Solo co’ l’amore, s’ha da fa’, ‘sta rivoluzione.'

*