Contributo alla famiglia di Sara Parisi

Viviana Venerina Francesca Raciti Human rights

The story

Sara Parisi è stata uccisa la mattina del 28 dicembre 2018.

È stata uccisa dal suo ex marito, che le ha sparato perché non accettava il fatto che lei si fosse costruita una vita senza di lui.

È stata uccisa dallo Stato, che non è riuscito a fermare la violenza di un uomo che l'aveva minacciata più volte di morte.

È stata uccisa da tutti coloro che non hanno accolto il suo grido di aiuto, il grido di Sara e di tutte le innumerevoli vittime di femminicidio.

Sara si scriveva libera, ma tale libertà l'ha pagata con la vita: dieci colpi di pistola e un corpo senza vita sull'asfalto di fronte casa. Sara meritava la sua libertà, meritava la felicità che aveva conquistato, meritava tutta la vita che aveva ancora davanti, e non due rose sull'asfalto a coprire il sangue versato.

Le parole adesso servono a poco. O, per lo meno, servono solo se permettono di svegliare le coscienze e di mutare i comportamenti.

Quello che possiamo fare, nell'immediato, è aiutare concretamente Sara e la sua famiglia, contribuendo con una donazione per affrontare le spese (funerarie e legali) dei prossimi mesi. Perché raccontare la storia di Sara non è solo un modo per onorare la sua memoria, ma per far sì che tali atrocità non si ripetano.

Sara Parisi was murdered during the morning of December 28th 2018.

She was murdered by the hand of her ex-husband who shot her because he couldn't accept the fact that she built herself a life without him.

She was killed by the institutions, that couldn't stop the violence of a man that many times threatened her of death.

She was murdered by all whom didn't welcome her scream of help, her scream and the one of all the victims of feminicide.

Sara called herself free, but she paid that freedom with her life: too many gun shots and a body without life in front of home. Sara deserved her freedom, Sara deserved the happiness that she found, she deserved all the life she had in front of her, not three roses on the ground to cover the spilled blood.

Words are useful only if they awake the consciousness and change the behaviours.

What we can immediately do is help in a concrete way her family contributing with a donation to face the expenses (legal and funerary) in this difficult and complicated moments.

Because to tell Sara's story isn't just a way of honour her memory, but to keep these atrocities from happening.