Da che parte stiamo? Appello per la Palestina

Ottavio Navarra General

The story

In questi giorni assistiamo impotenti ad una ennesima escalation del conflitto israelo-palestinese, che sta causando ancora una volta decine di vittime civili tra cui molti bambini.

Di fronte all’offensiva israeliana, le cui forze militari sono notoriamente molto più potenti ed attrezzate, abbiamo con sgomento preso atto della pronta solidarietà scattata a senso unico da parte della maggioranza della classe politica che governa il paese, e indirizzata allo stato di Israele. Mentre fioccavano dichiarazioni solidali verso i bambini israeliani costretti a trascorrere la notte nei bunker nessuna parola di pietà veniva spesa per i numerosi bambini palestinesi uccisi senza aver mai provato neanche una volta il gusto della libertà e la spensieratezza dell’infanzia. Ciò che più di tutto ci ha disorientato e amareggiato profondamente è stato vedere, uniti per la foto di gruppo, mentre i manifestanti intonavano la Hatikva, l’inno nazionale israeliano, il segretario del Pd, Enrico Letta, accanto a Maria Elena Boschi, Carlo Calenda, Antonio Tajani, Virginia Raggi, mentre Matteo Salvini distillava il suo nazionalismo tinto di europeismo di facciata con dichiarazioni vergognose per lui e per l’Europa. Tutti uniti, insomma, hanno chiesto pace e il diritto di esistere per Israele.

Con quella istantanea si rischia di cancellare la storia dell’amicizia dell’Italia, e non solo della sinistra italiana, con la terra di Palestina. Ma la solidarietà col popolo palestinese non può essere derubricata a vecchia battaglia ideologica di cui sbarazzarsi come di una eredità pesante. Stare dalla parte del popolo che subisce da decenni una espropriazione illegittima e violenta da parte dei coloni israeliani significa semplicemente riconoscere che c’è un popolo oppresso che chiede solo di essere riconosciuto con dignità, sebbene non abbia né denaro né grattacieli o università prestigiose da vantare.

Lanciamo questo appello da Palermo, città gemellata con Betlemme e con Khan Younis, occupata dai soldati israeliani nella guerra dei sei giorni e devastata da bombardamenti aerei ferocissimi nel 2001 e nel 2002, lanciamo un appello a tutti i leader del campo che si definisce progressista, perché si metta da parte ogni prudenza cerchiobottista e non si ceda al ricatto di sembrare antisemiti soltanto perché si chiede giustizia e pace per chi non ha ancora uno Stato riconosciuto ufficialmente. Chiediamo che ai Palestinesi siano finalmente riconosciuti i diritti fondamentali, liberandoli dall’arbitrio di chi decide, spesso all’improvviso, che un giorno non debbano frequentare gli studi, abitare in una casa propria, avere l’acqua e la luce elettrica. Finché sarà effettivo questo squilibrio chiediamo a chi abbia veramente a cuore la giustizia e i diritti umani di non fare parti uguali fra disuguali e di non esitare a scegliere di stare dalla parte degli oppressi e degli ultimi della terra.