Realizziamo il museo della tipografia con la Commedia

Carmine Cervone General

The story

Il 1 febbraio di quest'anno la mia vita ha subito un'accelerazione improvvisa grazie a questa intervista rilasciata a fanpage.

CARMINE IL TIPOGRAFO CHE RISTAMPA LA DIVINA COMMEDIA DURANTE LA PANDEMIA

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Da quel giorno tutto è cambiato. 

Andiamo con ordine e dedicami 5 minuti per raccontarti chi sono e cosa faccio.

 

Mi chiamo Carmine Cervone, ho 47 e faccio il tipografo.

 

Quando dico tipografo intendo l’utilizzo di macchine da stampa storiche, caratteri mobili in piombo, legno bronzo, antichi torchi.

 

Da diversi anni porto avanti, non senza sforzi e complicazioni questo progetto che, dire artigianale trovo ormai riduttivo: ovvero la re-istituzione dell’antica tipografia, dell'arte tipografica e della stampa d'arte.

 

Grazie a questa mia passione, alla mia storia familiare, ad una spiccata propensione artistica, ho iniziato a studiare e contemporaneamente a "ricercare” nel “passato fisico”, per approfondire questo argomento - sia per quanto concerne le tecniche di produzione che le antiche attrezzature - per rendere originale tale riproposizione ai giorni nostri.

 

Tra i tanti che mi hanno vivamente sconsigliato di intraprendere una simile strada, oggi posso dire di me; posso dire di esser riuscito ad avere un ciclo completo di composizione e stampa, di rifinitura e doratura da fare invidia ad una grande industria grafica dello scorso secolo.

 

Parlo del 900'.

 

Ho appreso che i primi libri stampati di Gutenberg, benché sia difficile attribuire al germanico il primato di tale invenzione, risalgono alla metà del 1400 e che questo suo innovativo sistema cambiò totalmente il modo di diffondere la cultura e la conoscenza, di conseguenza il mondo. Ritengo che non sia un caso che tale invenzione, decollando alla fine del Medioevo, sia essa stessa a sancirne la fine, a catapultare l'uomo nel Rinascimento, non a caso epoca di massimo splendore culturale.

 

A quei tempi la produzione e la possibilità di consultare libri era un'esclusiva di pochi. Opera monastica di meticolosa copia e miniatura svolta dagli amanuensi, opera magnifica che ha custodito, tramandato il sapere senza tralasciare la bellezza, ma che per quanto abili, avevano enormi limiti produttivi. Ma grazie a questa invenzione, che non è l'invenzione della stampa, ma un metodo di stampa, i "tipi mobili", componibili e scomponibili, stampabili e ristampabili, nasce l'arte tipografica.

 

La rivoluzionaria invenzione, oltre che a rimediare ai limiti produttivi degli amanuensi si diffonderà ben presto in ogni angolo del mondo, generando una nuova categoria di artisti: il Tipografo, il Maestro Stampatore e tanti sarebbero i nomi eccellenti che nel corso dei secoli hanno dato immensi contributi artistici.

 

Bisognerà attendere gli inizi del '900 per la prima reale evoluzione della tipografia, fu Otmar Mergenthaler, orologiaio tedesco emigrato in America ad inventare la Linotype, una macchina meravigliosa che ha segnato la storia del giornalismo e dell'editoria nel corso di questo secolo; l'arte di fondere i pensieri in piombo, che velocizzava il sistema dei tipi mobili ma che non lo sovvertiva.

 

Macchina ritenuta da Albert Einstein l’ottava meraviglia del mondo.

 

Con la quale ancora lavoro.

 

La tipografia è una delle invenzioni più longeve della storia dell'uomo, che si è fregiata del titolo di "invenzione più importante del millennio", un'invenzione tecnica che diventa un'arte, poi un mestiere ma sempre e comunque ritenuto nobile; accantonato troppo frettolosamente a vantaggio dei moderni sistemi di stampa, senza conservarne e diversificarne la dignità sia della sua storia che della particolare bellezza e della sensibile differenza del prodotto che se ne realizza.

 

Spero di non aver esagerato con questa mia romantica ricostruzione, il mio è solo un richiamo al ricordo, un tentativo di difendere un pezzo di storia importante della nostra cultura che ho appreso ed approfondito da vecchi manuali cartacei, da libri di storia, dalla trasmissione genetica, dai racconti di vecchi artigiani; forse la mia enfasi nel raccontare è data dall'enorme riscontro ottenuto dalla gente che viene a visitare la mia tipografia, dagli artisti che appoggiano con favore questa mia iniziativa, con i quali collaboro, dalle attenzioni ricevute dalle televisioni e media sia nazionali che stranieri, dall'esser stato segnalato sulla più importante guida turistica mondiale, riconoscimenti che mi spingono ad andare avanti su questa strada ed a tentare di realizzare un progetto veramente importante.

 

In molti scambiano la mia tipografia per un museo, e del resto, io stesso la chiamo "il museo che si muove", che produce; non un museo statico ma produttivo che interseca vari segmenti: arte, cultura, tradizione, editoria, archeologia industriale, lavoro. Riesco a produrre stampati e libri d'arte che riscuotono un grande successo a livello nazionale ed internazionale ma la crescita che mi prefiggo necessita di spazi molto superiori a quelli che attualmente ho a disposizione.

 

Le macchine che sono riuscito a recuperare meritano di esser viste in funzione, dal torchio ottocentesco alla Linotype, sono un spettacolo nello spettacolo. Ho in mente anche di trasferire il valore immateriale di tali beni e cioè il mestiere, l'arte.

 

Vorrei adesso realizzare un vero e proprio Museo un luogo di interscambio tra artisti della grafica, della stampa e dell'incisione. Vorrei fosse visibile a tutti, che fosse attrazione turistica. Un luogo dove produrre arte prima di tutto.

 

E che sia un luogo dove si possa anche imparare; nessuno sarà mai un vero grafico se non vede, almeno per una volta una Linotype, se non ha il concetto di punto e riga tipografica, della legatura e della rilegatura; ben vengano i nuovi sistemi di comunicazione, ma ci si ricordi che esistono anche perché hanno una storia grandiosa, bella anche solo a vedersi.

 

Preciso inoltre che il mio ritrovare e rimettere in sesto antichi attrezzi, pezzi da museo cerca anche di contrapporsi all'eccessivo consumismo, alla tendenza al riutilizzo e riciclo, tema tanto caro alla nostra epoca.

 

Continuare a lavorare, poter pubblicizzare e arricchire le mie conoscenze e capacità, studiare, possibilità di mostrare e di formare giovani a quest'arte che sarà sempre e comunque necessaria a chi voglia affacciarsi al mondo della grafica e della stampa della comunicazione visiva con qualunque sistema si voglia poi approfondire, foss'anche il più moderno.

 

E magari realizzare un'opera importante che nasca proprio a sostegno del Museo.

 

Siamo nel 2021, è l’anno in cui si celebra Dante Alighieri a 700 anni dalla morte. La mia passione per la sua opera massima mi spinge a volerla riprodurre in forma di libro d’artista e che possa divenire la forza e le fondamenta del Museo che desidero realizzare.