Sosteniamo i genitori di Giovanni

nadine petit Psicologia

La Buona Causa

Il 20 dicembre 2017, Giovanni era a casa con suo papà. Giocavano. Erano insieme in una stanza e Giovanni scappava in un’altra, aspettando di essere chiamato dal papà per correre e riapparirgli davanti. Un gioco da bambini piccoli, ma Giovanni non aveva 2 anni, ne aveva 5, non parlava, comunicava solo con lo sguardo e con le coccole, dormiva pochissimo, aveva seri problemi gastroenterici ed era molto irrequieto: “Non sta mai fermo" dicevano i suoi genitori. Intorno ai 3 anni aveva ricevuto una diagnosi di autismo.

A un certo punto, quel giorno, Giovanni non ha più risposto al richiamo del padre. Nessuno sa cosa può aver visto fuori dalla finestra, ma in un attimo si è arrampicato sul termosifone, ha aperto i vetri ed è volato giù.

Amava molto saltare, Giovanni, essere preso in braccio e lanciato in alto oppure ritrovarsi a testa in giù. Insomma, gli piacevano tutte le situazioni vertiginose. Si sarà sicuramente goduto quel grande volo, non avrà avuto paura. Infatti, quando i vigili del fuoco lo hanno raccolto, c’era un sorriso sul suo visino senza vita.

Sono passati quasi 6 mesi da questa tragedia, i genitori di Giovanni hanno dovuto continuare a vivere, ma stanno lentamente sprofondando nel dolore. Avere un figlio con un handicap grave significa mantenere con lui un legame fusionale molto più a lungo di come avviene con un bambino “normale” e questo rende ancora più difficile continuare a vivere “senza di lui”: si perde il senso della propria vita. La mamma e il papà di Giovanni hanno un bisogno urgente di sostegno da parte di professionisti competenti, psichiatri/psicoterapeuti che possano aiutarli ad attraversare questo terribile momento. Purtroppo, sembra che il sistema sanitario pubblico non sia attualmente in grado di offrire il sostegno urgente, specifico e continuativo di cui hanno bisogno. Con una mia collega abbiamo quindi pensato di lanciare questa raccolta fondi per offrire ai genitori di Giovanni e, se necessario, anche a sua sorella, l’opportunità di essere assistiti il prima possibile, da professionisti competenti (già identificati dopo lunga ricerca) nel settore privato. Ovviamente questo significa una spesa non indifferente che la famiglia non può affrontare. Vi chiediamo quindi di aiutarci a raccogliere i fondi necessari per sostenerli nel percorrere la strada necessaria a ridare un senso alla loro esistenza. Ringraziamo in anticipo tutte le persone che risponderanno al nostro appello.

Nadine e Franca