GIUSTIZIA PER ALDO BIANZINO

rudra bianzino Diritti Civili & Legalità

The story

Mi chiamo Rudra Bianzino, ho 32 anni e sono figlio di Aldo Bianzino.

Quando avevo 14 anni, 18 anni fa, mio padre è morto in circostanze mai chiarite nel carcere di Perugia, dopo nemmeno 48 ore di detenzione.

Nel 2007 il primo medico legale incaricato dal tribunale che esaminò il corpo di mio padre scrisse nella relazione tecnica preliminare di “evidenti lesioni viscerali di indubbia natura traumatica”. Eppure il procedimento per omicidio volontario a carico di ignoti fu archiviato poco dopo e fece seguito un procedimento per omissione di soccorso a carico di una guardia penitenziaria.

Nel 2018, in seguito ad esami medico legali considerati rilevanti da parte dei giudici del Tribunale di Perugia e da un GIP, ho tentato di riaprire il processo per omicidio. Tuttavia, questi stessi esami non furono considerati sufficienti dal Pubblico Ministero – Giuseppe Petrazzini - incaricato della questione, lo stesso che archiviò il caso la prima volta e che affidò le indagini alla Polizia Penitenziaria nell’immediatezza dei fatti.

Ad oggi, la verità processuale dice che mio padre è morto per un aneurisma mai rinvenuto e ha subito una lacerazione al fegato causata da un massaggio cardiaco.

Vi invito ad ascoltare il seguente podcast per approfondire una vicenda difficilmente riassumibile in poche righe: https://www.youtube.com/playlist?list=PL_2scLoJQM6tnrHgZmdxIexXlBAlFEZEN

Con questa Campagna di raccolta fondi, chiedo a tutta la comunità un sostegno per affrontare le spese legali connesse alla nuova richiesta di apertura del caso, quali avvocati, spese processuali, periti ed esperti, le quali non riesco più a sostenere da solo. Perché credo che la giustizia sia una questione che riguarda tutta la società civile. La voglia di provare a ottenere giustizia e verità è più forte di qualsiasi cosa: per me, per la mia famiglia, per chi verrà dopo di noi.

La vicenda di mio padre non è isolata; penso, solo per citarne alcune, a persone come Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Michele Ferrulli, Davide Bifolco, Riccardo Magherini e tanti altri morti per abusi, o presunti tali.

Non si può e non si deve morire di Stato.

“Non può esserci libertà senza giustizia sociale e non può esserci giustizia sociale senza libertà.”

(Sandro Pertini)