La Buona Causa

Pochi livornesi sono realmente coscienti che la statua che rappresenta "il villano" è forse il simbolo più autentico della nostra città. Infatti la storia di Livorno nasce e si sviluppa a seguito della "difesa dei villani" del 1496, quando Guerrino della fonte di santo Stefano o da Montenero, a capo di un manipolo di eroici villici - nel senso di abitanti del villaggio, del castello - arruolati volontariamente ed equipaggiati con armi fortuite, difesero le mura labroniche dall'attacco di una superlega guidata dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo.

Sprezzanti del pericolo, andando incontro a morte sicura pur di ottenere la libertà dall'aggressione di una coalizione impari da fronteggiare, formata dalle famiglie potenti di Pisa, Genova, Lucca, Siena, Ludovico Sforza e capitanata da Massimiliano I di Germania che era volta ad impossessarsi dello sbocco a mare labronico, i villani affrontarono il nemico nell'assedio che iniziò il 2 novembre del 1496 e si protrasse per tutto il mese.

Dopo giorni di battaglia ed assedio però, complice il forte vento "garbino" (libeccio) il quale distrusse buona parte delle navi in rada dei nemici, i villani capitanati da Guerrino della fonte si Santo Stefano (o da Montenero) e da Bettino Ricasoli, capitano inviato dalla Repubblica Fiorentina, riuscirono a difendere le mura del castello labronico dagli attacchi della coalizione guidata da Massimiliano I e riuscirono a rompere l'assedio dell'invasore.

Con quell'eroico gesto la comunità, che diviene città solo nel 1606, rimase così sotto l'egida della neonata Repubblica Fiorentina la quale aveva cacciato nel 1494 Piero De' Medici. Erroneamente difatti si pensa che, grazie ad una strategica lettura successiva del granducato, tale gesto costituisse fedeltà alla Firenze Medicea, la quale invece in quel lasso di tempo riferito ai fatti, al contrario, era stata deposta proprio dalla neonata Repubblica. Molto probabilente quindi questo "dominio" veniva in realtà apprezzato e difeso dai villani assediati, proprio perché non costituiva un dominio vero e proprio, essendo la zona di relativo interesse (in buona parte ancora da bonificare e edificare) seppur visto come un importante strategicamente come "sbocco a mare" di possibile sviluppo. Solo nei secoli dopo infatti, grazie alla costituzione livornina, la città divenne un centro di commercio a statuto speciale, dove esuli di varie provenienze vi si stabilirono ottenendo libertà di culto religioso, oltreché da varie condanne penali, costituendo un grande incremento demografico ed economico.

Nacque così all'interno di un progetto disegnato dall'architetto Buontalenti a forma di pentagono, una città, la quale per effetto di quello stratagemma economico si eresse "multilingue e multisangue", antitetica al dominio delle famiglie potenti e fortemente radicata nella sua cultura popolare.

Ed è proprio grazie alla difesa del 1496 che Livorno ricevette sullo stemma della città la scritta "fides" (fedeltà) che primeggia sulla fortezza, e grazie alla quale venne eretta la prima statua che commemorava "il Villano", figurativamente impersonificata dal loro condottiero. Il Guerrino della fonte si Santo Stefano (o da Montenero) che si narra con un colpo di falconetto (mezzo fucile mezzo cannone) avesse quasi centrato proprio l'imperatore.

La prima copia della statua (si pensa effettuata da Romolo Del Tadda) venne posta sui "bastioni del Villano" in prossimità de "la rocca vecchia" davanti al "bagno dei forzati", zona nella quale i villani si difesero, ma soffrì sicuramente della conflittualità con "i quattro mori" e venne più volte spostata fino a che non andò dispersa. In occasione del 300° anno della città, una seconda copia venne effettuata dallo scultore Pietro Gori; questa è più volte stato detto che finì vittima dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale, tuttavia, come rivela un articolo pubblicato anche dal comune di Livorno di Marco Rossi (http://www.comune.livorno.it/_cn_online/index.php?id=870), finì invece probabilmente vittima degli scontri tra interventisti-fascisti ed anti interventisti repubblicani, che avevano adottato proprio la seconda copia probabilmente ispirati dal simbolo.

Lo stesso Francesco Domenico Guerrazzi ne "l'assedio di Firenze" in alcuni passaggi conferma questa lettura:

"Ella ra semplice quanta la virtù, bella come il fatto che le aveva dato origine, rappresentava un uomo... (descrizione del monumento)" e poi in riguardo del conflitto con i quattro mori continua "Questo insigne monumento scomparve sotto il principato; in vece sua orna adesso Livorno la statua di un principe con quattro uomini incatenati sotto nella base, ingenua espressione della monarchia! - Chi è costui? Prima fu cardinale, poi principe della Toscana per retaggio del suo fratello maggiore morto di veleno. Quale impresa rammemora il monumento? Nessuno lo sa. La storia tace. Le statue ritte al principe vivo, più che dimostrazione di grandezza in lui, fanno testimonianza della viltà di chi gliele offriva".

La difesa dei villani, come la statua che la ricordava, era invece considerata per i livornesi di importanza assoluta come testimoniano diverse foto. Nel 400° anno di commemorazione venne anche posta una lapide della quale attualmente si hanno poche notizie. Anche la foto che ricorda uno degli spostamenti a cui è stato sottoposto il monumento, sempre della seconda copia, in via Fiume, testimonia la partecipazione dei livornesi.

L'idea dell'Associazione Culturale "Repubblica dei Villani" è appunto favorire un'iniziativa di azionariato popolare per ristrutturare questo monumento e considerarlo il vero simbolo della città di Livorno, per rivalorizzare il significato di "monumento collettivo", lo spirito comunitario e la storia che rappresenta. Quindi, possibilmente, tornare anche a vedere la città che festeggia il giorno più importante della sua storia magari con una bella festa popolare.

Dopo un'iniziativa di pulizia della statua effettuata dai volontari dell'associazione RdV durante la primavera del 2015, siamo riusciti a contattare la soprintendenza ed avere indicazione su ditte accreditate per effettuare il restauro della terza copia posata nel 1956 ma finita nell'abbandono e vittima di incuria ed atti vandalici. Inoltre palesemente disconosciuta da buona parte dei livornesi per la mancanza di iniziative e momenti che ne ricordano la storia.

Da quel momento è nata quindi una lunga battaglia fatta di iniziative popolari, incontri, dibattiti, feste e cene, produzione e vendita di materiale, con l'unico scopo di raggiungere la cifra necessaria al restauro del monumento da parte dello stesso popolo che essa ricorda.

Ultimamente l'amministrazione ha anche proposto uno spostamento del monumento al fine di rivalorizzarlo e questa opzione da opportunità concreta a tutti i livornesi e non solo che insieme a noi vogliono contribuire di restituire legittimità ad un simbolo dimenticato e riscrivere la storia della città.