Lavoro Pro Nativi

Maurizio aluigi Job

The story

Il lavoro pro nativi non è un come il reddito di cittadinanza un sostegno economico ma un algloritmo (un insieme di regole) che permettono di creare le condizioni per aumentare le possi

In ogni tempo sì e verificato un cambiamento dei lavori.

Nel tempo alcuni lavori perdono importanza e altri più recenti diventano più importanti.

In passato la maggioranza dei lavori erano manuali dove il lavoratore era sia forza motrice sia controllore dell’esecuzione dell’opera e non servivano conoscenze elevate e specifiche.

In questo periodo il lavoro si è modificato, l’uomo usa sempre di più come forza motrice i motori e sempre in maggiori lavori usa tecnologie elettroniche, informatiche che riducono la sua funzione di controllo nel processo produttivo.

Rispetto al passato il ciclo produttivo di molti prodotti è diviso in tanti piccole fasi che portano a un lavoro ripetitivo, invece per altri lavori servono conoscenze elevate e caratteristiche specifiche per dei lavori sempre più specializzati, infatti, rispetto al passato il numero dei lavori è aumentato.

In futuro le macchine, i robot, i sistemi integrati ridurranno sempre di più il lavoro manuale umano e servirà ricreare dei lavori più vicini alle vere capacità e caratteristiche umane e non alle caratteristiche delle macchine o robot.

Una risposta a questi cambiamenti è il reddito di cittadinanza che se chi lo percepisce non è un pò furbo che si adegua a fare lavori di basso ricavo o in nero, crea di fatto due tipi di cittadini, chi lavora e chi è mantenuto dagli altri lavoratori senza produrre nessuna ricchezza economica o sociale per la collettività.

Con il reddito di cittadinanza di fatto servono fare solo otto ore alla settimana presso il comune.

Con l’attuale reddito di cittadinanza che svolge un’azione di sostegno economico verso le persone più deboli economicamente, se da punto di vista del sostegno è una misura giusta invece non lo è per permettere a queste persone di entrare nel mondo del lavoro in maniera graduale soprattutto non sono ricreati quei lavori a basse conoscenze e a basse specifiche che il mercato del lavoro aveva scartato in quanto a basso ricavo economico.

Infatti una caratteristica negativa che il reddito di cittadinanza non permette una selezione e un migliore reinserimento lavorativo dai lavoratori disoccupati rispetto ai disoccupati cronici cioè quelle persone che sono e vorrebbero essere sempre a carico della società.

La mia idea si basa su un principio semplice, solo con un lavoro che produce anche in misura piccola una ricchezza economica o sociale, si ha un reddito proporzionale al proprio impegno.

Con il lavoro pro nativo il lavoratore deve cercare un datore di lavoro anche santuario che lo faccia lavorare e la sua paga oraria sarà pari al salario minimo e la sua paga sarà per in parte o completamente a carico dello stato.

Il principio si base sul fatto che lo stato per le persone economicamente più svantaggiate e senza lavoro diventa il pagante o completamente o in parte del lavoro svolto presso un datore di lavoro che possa essere pubblico, associazione oppure privato.

Mi ripeto, lo stato in base alle condizioni del lavoratore e del datore di lavoro partecipa interamente o parzialmente nell’erogazione della somma corrispondente al lavoro.

In semplicità lo stato funge da elemento catalizzatore per permettere ai disoccupati di svolgere un’attività lavorativa che possa permettere loro di avere un reddito di lavoro, in pratica diventa finanziatore in parte o completamente del lavoro eseguito e tramite alcune regole che permettono diversi livelli d'impegno economico da parte dello stato e del datore di lavoro (privato, associazione, pubblico).

Mi ripeto, il lavoratore riceve la sua paga con riferimento al salario minimo e in base alle sue condizioni economiche e a quelle del datore di lavoro lo stato finanzia in parte o tutta la somma.

Il sistema “lavoro pro nativo" è una misura solo per i nativi italiani perché in un quadro di costante miglioramento delle condizioni politiche e sociali degli altri paesi questa idea può diventare una base per tutte le nazioni per una politica sociale verso i lavoratori in condizioni più deboli.

La raccolta serve per divulgare questa idea per questo nuovo metodo di fare economia sociale, e per realizzare un sito web per la divulgazione e con lo scopo di sviluppare l’algoritmo (le regole che determinano il funzionamento) che possa permettere a chi si trova in sofferenza lavorativa di poter accedere in maniera migliore al lavoro per mezzo dell’efficacia dell’algoritmo.

Mi ripeto questa è un’idea che spero, diventi una regola base per tutte le nazioni per favorire al proprio interno lo sviluppo del lavoro per i propri cittadini in condizioni economiche più critiche e che riduca la necessità delle grandi migrazioni economiche tipiche dei tempi passati, riuscendo a creare sviluppo economico e una maggiore ridistribuzione della ricchezza presso i propri paesi.

Il mio principio “è lavorare tutti, lavorare di meno”.