The story

PRESENTAZIONE ALBUM LINO CANNAVACCIUOLO

 

Napoli è da sempre, dal punto di vista musicale, una città “cantante” e “polifonica” a vocazione transculturale, con ibridazioni sia a livello verticale tra elementi musicali “locali” appartenenti a diverse fasce sociali e folkloriche (da quella popolare-contadina a quella borghese-colta passando per l’area artigiano-urbana), sia a livello orizzontale con l’incontro, attraverso fenomeni di sincretismo, con culture musicale “globali” , soprattutto dal punto di vista ritmico (dal valzer al tango, dalla rumba al foxtrot, dal dub al rap dei giorni nostri). Proprio dall’assunto di questa natura “glocal” del mondo musicale partenopeo sembra partire il nuovo album di Lino Cannavacciuolo, dove il violinista flegreo mette a frutto le sue oramai pluridecennali e variegate esperienze come musicista e compositore, immaginando per una insolita formazione “da camera” (violino, pianoforte, mandoloncello, organetto e sax baritono) un progetto in dieci tracce in cui alcune pagine “note” (dalla cinquecentesca “Gagliarda napoletana” di Antonio Valente alla settecentesca Sinfonia dalla “Partenope” di Leonardo Vinci, passando per la famosa “Tarantella di Masaniello” del ‘600) vanno a inframezzare una serie di composizioni originali dello stesso Cannavacciuolo: tammurriate e brani in chiave “minimalista”, basate su brevi e iterate cellule melodiche e ostinati ritmici, sui quali si staglia il suo violino virtuosistico, suonato talvolta in modo quasi “percussivo”, altre invece in stile “salmodiante” o “melismatico” come un canto “a distesa” campano o di un muezzin islamico. Il risultato è un viaggio sonoro dove le varie “tradizioni” ed “esperienze” si sposano perfettamente e si compongono come tessere di un mosaico musicale inedito e affascinante, in cui appare evidente anche una componente “descrittiva” e “visuale”. Musica “da ascoltare” e “da vedere”.

 

Raffaele Di Mauro