Mi riprendo la mia vita

Desirèe Quattrociocchi Human rights

The story

Ciao mi chiamo Desirèe ho 32 anni e questa è la mia storia.

Fino ai 14 anni ho vissuto la vita di una qualsiasi adolescente: casa, famiglia, scuola e ovviamente i primi amori; in questo periodo conosco il ragazzo con cui pensavo avrei passato tutta la mia vita, Roberto (nome di fantasia), così iniziamo a progettare il nostro futuro insieme, anche se i miei genitori non erano molto convinti.

A 18 anni arriva la diagnosi di sclerosi multipla, una doccia fredda che non mi aspettavo, inizio tutte le cure del caso con ancora a fianco Roberto che ha accettato anche lui di lottare questa battaglia con me.

A 23 anni rimango incinta, la gioia più grande della mia vita, contro il parere dei medici decido di sospendere la terapia che stavo seguendo per portare a termine la gravidanza e dare alla luce, dopo 9 mesi e un cesareo, Mattia (nome di fantasia); il mio cuore scoppiava di amore per lui, da qui inizia però anche il mio calvario.

Aver sospeso la terapia per far nascere Mattia aveva dato tempo alla malattia di progredire e questo Roberto non riusciva proprio ad accettarlo. Non riuscivo a svolgere tutte le attività di casa e contemporaneamente prendermi cura del piccolo nei tempi e nei modi che lui credeva; da allora inizio a subire da parte sua e della sua famiglia, violenze fisiche e psicologiche; mi hanno allontana dalla mia famiglia costringendomi a mentire, mi hanno minacciato e mi hanno picchiato anche davanti a Mattia; hanno iniziato a farmi fare cure sbagliate per calmarmi e portarmi sull’orlo del baratro.

All’ennesimo ricovero per infezione delle vie respiratorie mia mamma è intervenuta e mi ha portato via da Roberto e purtroppo anche dal piccolo Mattia che aveva solo 3 anni.

Divorzio immediato e affido al 50% a causa della mia condizione clinica; lo vedevo ogni settimana stava con me un fine settimana si e uno no, sempre troppo poco per me è Mattia che nel mentre cresce e diventa un piccolo ometto, spedito da una parte a l’altra come fosse un pacco postale e costretto a stare in mezzo alla diatriba tra me e Roberto.

Tutto fila liscio, o quasi, fino all’agosto 2020 quando Mattia chiede di rimanere un giorno in più con me, il padre ovviamente non è d’accordo, lo trascina via e non me lo fa più vedere.

A questo punto mettiamo in campo gli avvocati e diamo la pratica in mano al tribunale dei minori, i quali mi richiedono come abilità minima per l’affido esclusivo di mio figlio quella di camminare con i bastoni.

Ora la mia malattia mi impedisce di compiere le azioni più banali come appunto camminare, la fisioterapia aiuta ma non è sufficiente quella che posso fare in casa; qui entrate in gioco voi, vi chiedo aiuto per raccogliere la somma di €200.000,00 per poter accedere ad un programma riabilitativo privato della durata di minimo 6 mesi con il quale conto di recuperare un po’ di autonomia così da poter riprendermi mio figlio e dargli la vita che merita davvero.

Con il vostro aiuto so che posso farcela e sono certa che anche Mattia vi sarà grato a vita.

Ogni piccolo gesto e apprezzato e vi chiedo di condividere la mia storia con più gente possibile, grazie.