Progetto Everest 2020-Operazione Coming Back To Life

Andrea Lanfri Sport

The story

La mia storia

Mi chiamo Lanfri Andrea, sono lucchese, classe 86. Qualche anno fa, precisamente nel 2015, ho avuto un piccolo intoppo.. meningite fulminante con sepsi meningococcica che mi ha portato via entrambe le gambe, e sette dita delle mani.Prima di questa data ero un grande appassionato di montagna, mi piaceva e praticare di tutto: dal trekking all’arrampicata per poi finire con l’alpinismo. Mentre ero in ospedale, a scalare la vetta più difficile che si possa trovare, ero fortemente convinto che un giorno sarei ritornato a fare le stesse cose di prima. E’ stato un periodo molto lungo e doloroso, dopo il risveglio dal coma, e in seguito alle varie amputazioni, dentro di me si è accesa una grande voglia di correre, una voglia senza ragione né logica, ma solamente di istinto, una sfida personale contro il “destino”, contro il batterio che voleva fermarmi.Per fare al batterio un dispetto più grande di quello che lui aveva fatto a me un giorno pensai :“non ho le gambe? allora corro!” e iniziai il mio percorso nell’atletica. La mia passione numero uno però, non era stata sostituita ne tanto meno eliminata, era solo questione di tempo. Provai subito a tornare a arrampicare ma fu un fallimento, i lunghi mesi in ospedale mi avevano fortemente segnato, quindi il l’obbiettivo fu sospeso, ma non eliminato.

Messo in stan-by, in attesa di essere nuovamente intrapreso.La mia carriera, la mia nuova vita di atleta inizia proprio grazie a una raccolta fondi, era novembre 2015, anno in cui per aiutarmi a coronare il mio sogno di diventare un corridore sono intervenute veramente moltissime persone da tutta Italia, e grazie al loro aiuto ho potuto iniziare ad allenarmi e diventare la persona che oggi sono; grazie a loro sono riuscito ad entrare a far parte della nazionale italiana di atletica leggera paralimpica, conquistando record, insieme a medaglie Europee, e un argento mondiale a Londra dello sorso anno, e tanti tanti altri traguardi importantissimi! Io ho messo fatica e sudore, e loro, ognuno di loro, con un piccolo contributo mi hanno regalato veramente tanto.Ma, come dice il proverbio? “la fame viene mangiando”; ho sempre spostato il mio limite sempre più in alto, grazie a tutto questo sono riuscito con il tempo e iniziando un nuovo allenamento per sentieri all’inizio facili e brevi alzando ogni giorno l’asticella, migliorando sempre più, con l’aiuto di alcune modifiche alle protesi e una rivisitazione di alcuni gesti di arrampicata posso dire di essere tornato alla mia amata montagna. A viverla a pieno, come prima. Le giornate di montagna con i miei amici, la mia ragazza, e Kyra sono sempre più all’ordine del giorno.

Alla fine il mio obiettivo come prima vi ho parlato, era di tornare a fare le stese cose di prima, in un certo senso, ora posso confermare che mi sbagliavo alla grande, perché non faccio le stesse cose di prima, ma molte, molte di più. Non mi riferisco solo a imprese sportive o alpinistiche, ma una buona fetta delle mie soddisfazioni arriva dal trasmettere ad altre persone, che come me ha trovato un “intoppo” nel loro percorso, energia positiva. E’ una cosa che non faccio fatica a fare, mi viene naturale, io ho i miei sogni e obiettivi, poi il resto viene automatico. Sapere che qualcuno ha superato dei problemi grazie a me riesce a darmi molta motivazione e ulteriore energia, una benzina che alimenta le mie imprese!

"Operazione Coming Back To Life"

E’ questo il nome che gli ho voluto dare. L’ultima grande arrampicata che sono riuscito a portare a termine qualche mese prima della malattia, e mi ero promesso di ripeterla dopo; cosi, nel luglio del 2017 ho voluto ritentare, proprio come la prima volta, per poter finalmente affermare di essere ripartito esattamente da dove avevo lasciato. Anche se sono la prima persona con amputazione ai quattro arti a praticare alpinismo e arrampicata libera, anche da primo di cordata, grazie a due piccole protesi adattate in base alle mie esigenze, la cosa non mi spaventa affatto anzi è motivo di grande stimolo.Fra piste di atletica e nuove vette conquistate, anche quest’anno ho coronato un mio piccolo sogno da alpinista: salire la cima grande di Lavaredo (2999m), prima in condizioni “normali” sarebbe stato un gioco da ragazzi.. ma ora non è proprio cosi banale e scontato.Grazie ai miei amici arrampicatori qualche mese fa, sono riuscito a portare a termine e a rendere mia questa conquista, una vetta che vedevo sempre a casa di mamma in un quadro che da piccolo guardavo sempre con grande ammirazione. Aver raggiunto la vetta tutti insieme, condividere quel momento di fatica e felicità, sarà sempre un bellissimo ricordo che porterò sempre dentro. Ai miei amici non interessa come arrampico, l’importante è che io alla fine sia tornato insieme a loro.Nel mio mirino però è entrato un nuovo sogno/progetto..

Non riesco a terminarne uno, che penso subito ad un altro.. “One Project Research”, sigla che sta per “oxygenated natural emotion project”. Questo progetto permette di accelerare i tempi di acclimatazione e contrastare il mal di montagna. Durante ognuna delle salite siamo monitorati da un’equipe composta da alcuni medici che controllano i valori attraverso esami strumentali come frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno, ecografie, analisi clinica Lake Louise, ecc. Qui si tratta di alpinismo! Ci sono alcune vette tutte sopra i 4000mt .. E cosi la prima vetta conquistata , nel luglio 2018 è stata quella del Monte Rosa (4554mt). Questa era soltanto la prima tappa del progetto One, la seconda scalata sarà la vetta del Chimborazo, in Ecuador. Una cosa molto curiosa, è che in realtà, secondo un diverso punto di vista, è la montagna più alta del mondo! Grazie alla non sfericità della Terra, (il nostro pianeta è schiacciato ai Poli e "panciuto" all'equatore, con differenze nel raggio terrestre che possono superare i 20 chilometri) si scopre che il punto della superficie terrestre più lontano dal centro del Pianeta è proprio la cima del Chimborazo. Saranno 6268 metri sul livello del mare. Una bella sfida già fissata per il gennaio 2019. Vi potrà sembrare strano, e a volte quando lo dico, pure io faccio difficoltà a crederci ma il progetto stermina con il tetto del mondo: l' Everest, sopra gli 8000mt, in previsione nel maggio 2019. Un cinese amputato ai piedi è riuscito nell'impresa, io sarei il primo con 4 amputazioni (poco sotto al ginocchio) a riuscire nell’impresa!

Come verranno utilizzati i fondi

Ho sempre avuto passione per l’arrampicata e l’alpinismo e, nonostante la compromissione dei quattro arti, quando all’apparenza potrebbe sembrare tutto finito, non potevo non provare di nuovo! Non è stato semplice, io e le mie protesi ci siamo dovuti venire incontro, ritrovare l’equilibrio e l’armonia che avevo prima. Dopo svariati tentativi, molti piedi rotti e molte visite a Paolo (in arte “Geppetto” - il soprannome che gli ho dato) e l’ortopedia che mi assiste per l creazione delle protesi per la montagna, siamo riusciti a trovare un buon feeling. Riesco a compiere queste imprese, soprattutto riesco ad avere le protesi, che sono molto dispendiose, grazie all’aiuto di sponsor che mi consentono di sostenere le numerose spese.Per tanti è solo un progetto, per me la realizzazione di un sogno. Un sogno meraviglioso ma anche un po’ dispendioso, per questo sto cercando sostegno da parte di aziende o qualsiasi persona che voglia arrivare e condividere con me la cima di queste vette.Avere le mani sarebbe tanto. Per il paraclimbing non esistono protesi standard; chi arrampica o pratica alpinismo senza una gamba utilizza il moncone come appoggio, e per la gamba normale non ha problemi particolari, io invece sono in una situazione completamente diversa, avendo perso anche 7 dita delle mani, non posso farcela soltanto con i due pollici, devo scaricare il 95% del peso corporeo sui piedi. Ho bisogno di protesi particolari e sicure. E’ una continua fase di sperimentazione e perfezionamento, ho deciso di abbassare di molto la mia altezza, quindi il baricentro, ridurre l’angolo di chiusura del ginocchio, scavare un po’ di più l’invaso; indosso un piede piccolo, numero 34 molto rigido per l’arrampicata, non idoneo al cammino, con inclinazione interna.

E un 40 per le lunghe percorrenze su neve e ghiaccio. Un doppio sistema di tenuta composto da anelli e ginocchiera per prevenire l’eventuale perdita dell’arto artificiale in salita (che non sarebbe una cosa piacevole). È una continua corsa al perfezionamento degli strumenti necessari, per questo non sono pochi i “piedi” sfibrati o rotti in allenamento. L’usura e lo stress a tutti i sistemi protesici è elevata. In previsione delle due salite, la prima sopra i 6000 e la seconda sopra gli 8000 sto pensano di realizzare due nuove protesi in grado da sopportare il grande stress e le basse temperature. Un sistema molto semplice e leggero, in modo da poter ovviare alcuni problemi derivati alle bassissime temperature oltre alle lunghe percorrenze di salita e discesa da affrontare. Oltre alle spese per i “piedi”, bisogna sostenere anche altro: logistica, viaggio e organizzazione.

«Se puoi sognarlo, puoi farlo», diceva Walt Disney. Per me arrampicare e la montagna significano libertà: “ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali”. Arrivare in cima è una soddisfazione insuperabile, ti senti padrone del mondo. In fondo dovevo essere morto e invece sono qui a vedere un’alba stupenda. La fatica è sempre temporanea, la soddisfazione è per sempre.

Il motivo di questa raccolta fondi sarebbe decisivo e conclusivo per raggiungere l’ultima cifra mancante!

 

Un supporto per l'intero progetto e le protesi utilizzate in questi anni.

Un grazie non è sufficiente, ma come ricompensa ci sarà in regalo la mia biografia, molto molto particolare.. Credetemi!