Regaliamo un sogno a Simone: la boxe!

Pasquale Scarfò Sport

The story

Pasquale Sarfò, o meglio Simone, come ama farsi chiamare, è un ragazzo in sedia a rotelle attualmente affidato ad una struttura di Guidonia Monticello (Roma) con una storia veramente particolare. La sua passione è la boxe, e da questo nasce l'idea di effettuare questa raccolta fondi a suo favore, perché il fine è concedere a Simone ciò che dovrebbe essere diritto. Finito in sedia a rotelle, solo, Simone passa le giornate in una struttura dove non ha nessuna attività ludica e sportiva. Il progetto di avviare una raccolta fondi a suo favore per permettergli di svolgere attività sportiva, nasce da tre amici, atleti, ex atleti, tecnici di boxe e altre discipline da combattimento: Lenny Bottai, Andrea Di Biagio e Lorenzo Borgomeo. I tre, venuti a conoscenza della sua situazione hanno deciso di aiutare Simone ed imbastire questa raccolta, direttamente collegata con la sua carta in maniera che non vi sia nessun tramite. 

Ecco la storia presentata direttamente da loro. 

Pasquale, per gli amici Simone, un ragazzo che ho conosciuto tramite i social negli anni in cui ero ancora in attività. Simone è un amante della boxe, che ha praticato da pischello a Genova grazie alla palestra popolare del CSOA Pinelli. Simone nella boxe aveva tanto a sfogare, perché con lui la vita non è stata affatto morbida. La sua storia l'ho appresa in anni di amicizia e corrispondenza social, telefonate, videochiamate e messaggi. A farci conoscere fu un amico in comune di Pisa, che era stato suo assistente sociale. Per ragioni di privacy, con il suo benestare ovviamente, scriverò la sua storia, ma solo per sommi capi, tanto basta ed avanza per far capire la situazione che sta vivendo da anni. Una vicenda che emerge nella sua brutalità, data dalla totale mancanza di un sistema di protezione per chi vive certe situazioni.

Simone è nato in Calabria, a Locri, nel 1996, non venne riconosciuto dal padre e dall'età di cinque anni fu tolto dall'affidamento alla madre e spedito da alcuni parenti a Genova. La convivenza con questi zii però non fu per niente facile, dai suoi racconti, che non citerò al dettaglio perché non dobbiamo e non vogliamo fare show come fossimo da Barbara D'Urso, emerge che probabilmente non è mai stato accettato neanche da loro, tant'è che ad 11 anni ha iniziato un percorso diurno ed a 14 è stato totalmente affidato ad un centro per minori. Arrivato all'età di 18 anni poi, in quanto maggiorenne, ovviamente è dovuto uscire dalla struttura dove viveva ed ha trovato posto da uno zio a Roma, il quale tuttavia, avendo vari  problemi, tra cui la tossicoipendenza, questo l'ha costretto a dei nuovi cambiamenti di vita oltre alle chiare tribolazioni di chi a 20 anni ne ha viste già abbastanza. La sua storia è un' iperbole di fatti personali e familiari molto complicati che lascio immaginare e culmina la sera in cui, all'età di 21 anni, licenziato dal supermercato nel quale lavorava, decise di farla finita, salì su un palazzo e si gettò dal quarto piano. Al risveglio di "quella grande cazzata" – uso parole sue – si ritrovò in un letto di ospedale paraplegico, solo e con una vita davanti. Oggi vive quindi in sedia a rotelle, senza nessuno, in una struttura a Guidonia in provincia di Roma. Un centro - mi racconta - nel quale è l'unico giovane, dove in cambio dell'accompagno riceve vitto e alloggio, oltre quanto basta per sopravvivere e pagarsi le medicine che non gli vengono passate dallo Stato. Un giorno gli domandai come era nata la sua passione per la boxe, mi rispose che l'aveva praticata alla palestra popolare al CSOA Pinelli di Genova e che da ragazzetto gli sarebbe piaciuto anche combattere, ma poi la storia sappiamo come è andata... allora gli parlai della Special boxe, che è in pratica quella riservata a chi vive in carrozzina. L'idea aveva lo più volte sfiorato, ammise, vedendola in alcuni video, ma nella struttura nella quale era "parcheggiato", come ama dire lui con grande ironia, non si praticava nessun tipo di disciplina sportiva, figurarsi il pugilato in carrozzina. Fu così che misi un po' post-appello sulla mia pagina facebook chiedendo aiuto a quanti abitavano nella zona pronti a darci una mano, e così ricevetti l'aiuto di due belle persone che sono entrate a far parte di questo progetto: Lorenzo Borgomeo, maestro e campione di MMA ed altri sport da combattimento, e Andrea Di Biagio, un tecnico del Lazio. Aprimmo una chat che abbiamo chiamato: boxe, new life! Attraverso la quale entrambi, anche durante il difficile periodo covid, insieme ad altri loro collaboratori, sono riusciti ad impegnare il loro tempo per andare a trovare Simone per fargli fare qualche allenamento che poi Simone ha postato sui social. Io purtroppo in questa fase ho potuto soltanto dare una mano da lontano, spedire un po' di materiale, incoraggiare, tifare e ringraziare, quindi mi sono sentito in difetto. Col tempo poi è ovviamente emerso il problema di trovare una continuità agli allenamenti di un ragazzo che vive nel grigiume di una struttura fiori mano, dove non ha coetanei né attività da praticare, quindi questi momenti di sport divenivano anche un diritto alla salute mentale e fisica di un ventiseienne che ha il sacrosanto diritto di vivere come tutti i suoi coetanei. Terminato il tremendo periodo del covid e riprese le attività delle palestre a pieno regime tuttavia l'unico modo per poter continuare questo progetto però sarebbe stato quello di portare Simone ad allenarsi in una struttura sportiva, dove poter così incontrare Andrea, Lorenzo e gli altri, i quali magari riuscirebbero ad allenarlo con frequenza nelle ore libere disponibili. Questo perché ovviamente andare e tornare fino a Guidonia da Roma diventa impossibile nei giorni lavorativi. Ma mancando ovviamente il servizio di collegamento pubblico ideoneo, mentre privato ha dei costi esorbitanti, il progetto si è arenato. Ed è nel momento in cui mi sono immerso nelle sue settimane piene di entusiasmo, testimoniato dai tanti video che mi ha mandato, improvvisamente svuotate di quelle due o tre ore preziosissime, che ho pensato ideare qualcosa per aiutarlo a distanza per non sentirmi un coglione inutile che osserva. Allora, siccome tanti sono gli amici a cui ho raccontato questa storia e mi hanno detto "facciamo qualcosa il ci sto!", ho pensato di proporre a Simone e agli altri una campagna di crowdfunding su questo sito che conosco da tempo ed è appunto dedicato alle raccolte per le buone cause, quindi quale meglio di questa? Ovviamente, come detto già, ho chiesto direttamente a lui cosa e come dovevo scrivere prima, poi mi sono fatto inviare una sua carta prepagata, ed abbiamo realizzato un account a suo nome collegato con la sua mail, con tutti i suoi dati, in modo e maniera che chiunque verserà i soldi può essere sicuro che arriveranno direttamente a lui. Cos'altro dire? Credo che questa storia meriti l'attenzione di tutti, perché ci dimostra che lo sport non è soltanto un divertimento ma anche salute e un diritto, pertanto noi rivendichiamo il diritto e sacrosanto di Simone di praticare 2 o 3 ore settimanali di sport con chi si mette a disposizione per lui gratuitamente. Per fare tutto questo però, seppur viviamo nel lusso e nel progresso (che ovviamente non per è tutti...), mentre andiamo sulla luna e viviamo di servizi sempre più automatizzati, c'è bisogno dell'aiuto di tutti per costruire il semplice trasporto di un disabile da Guidonia a Roma, perciò di un budget, un fondo cassa, con il quale organizzare gli spostamenti di Simone dalla struttura dove vive fino in palestra. Ovviamente, come già detto, questi soldi arriveranno direttamente a lui che potrà gestirli come meglio crede per questo scopo. Ognuno faccia quello che può, anche noi in palestra faremo una raccolta. Certo ci rendiamo benissimo conto che qualsiasi cifra riuscissimo a raggiungere non potrà essere una cosa infinita, ma magari potrà smuovere un po' di attenzione e sensibilità, intanto sostenere fattivamente chi ci ha messo la faccia e la presenza, poi, come stiamo tentando di fare per creare una situazione futura diversa. Gli effetti della riuscita di questa campagna saranno poi visibili attraverso i social come già è avvenuto in passato dove Simone ha pubblicato i suoi allenamenti nel suo account facebook ed Instagram al nome di pasquale cavallo.

Grazie a tutti per l'attenzione e la collaborazione.

Lenny Bottai

 

Ho conosciuto Pasquale grazie ad un post di Lenny Bottai scritto su Facebook. Era il periodo del lockdown, il tempo libero non mancava. Così decisi di andare a far visita a questo ragazzo, Pasquale, di cui sapevo molto poco, quanto bastava.

Condannato sulla sedia a rotelle e con una forte passione per il pugilato. La prima volta che ci siamo visti ho provato un senso di disagio, un compitino da svolgere, fargli compagnia, due chiacchiere, allenarlo per quanto possibile. Man mano che ci vedevamo acquisivo sempre più scioltezza e libertà, specie a parlargli. Persone come lui sono fragili, spesso si nascondono dietro maschere, ma volevo instaurare un rapporto sincero e non solo come figurante "volontario". Pasquale è un ragazzo estremamente simpatico, dice le cose come gli vengono, sincero. Consapevole della sua situazione, al limite del tragico, ma rimane umano. Ed è difficile oggi conoscere persone come lui, per un motivo solo.

La narrazione odierna impone il messaggio di come la disabilità sia un'opportunità. Nulla di più sbagliato e ipocrita. La disabilità è dolore, inutile girarci intorno. Personaggi funzionali (e fortunati) non possono distogliere l'attenzione di uno dei problemi più rilevante dal punto di vista sociale: l'integrazione, sinonimo di giustizia per come la vedo io.

Pasquale è abbandonato da tutti, vive dentro una r.s.a. alle porte di Roma, dove è predestinato a viverci per sempre. Non ha opportunità al momento.

Lo alleniamo al ridosso del parcheggio di un centro commerciale vicino la sua struttura.

Lo prendo e lo trascino lì, camminiamo in mezzo alla strada dissestata con le automobili di spalle che ci suonano il clacson, perché il marciapiede non ha lo scivolo per i disabili.

Quello che faccio magari significa molto per lui, non lo so. Forse si.

Quello che mi piacerebbe è che ci fosse solo un po' di giustizia per queste persone considerate "nessuno".

Andrea Di Biagio

 

Ho conosciuto Simone e la sua storia quando mi ha contattato Massimo Rizzoli, un amico e un tecnico di sport da combattimento. Un grande pugile italiano di Livorno,Lenny Bottai,gli aveva parlato di un ragazzo che aveva una storia terribile e viveva vicino Roma.

Il ragazzo era sulla sedia a rotelle,aveva una storia familiare terribile ma aveva una grande passione per la boxe. Allora ho cominciato ad andare a trovarlo,portando i guantoni e cominciando ad allenarlo alcuni sabati ,quando gli impegni lavorativi lo permettevano.

Facciamo sparring,facciamo colpitori e soprattutto chiacchieriamo e ci divertiamo.

Penso che Simone più di tutto abbia bisogno di normalità,di divertirsi e di essere circondato da persone che gli vogliono bene.

Lenny Bottai ha avuto la grande idea di cominciare un crowfinding per permettere a Simone di allenarsi di più e meglio ,anche se purtroppo sulla sedia a rotelle.

Ma con un aiuto concreto che possa facilitare i suoi spostamenti,possiamo permettergli di allenarsi in una palestra e soprattutto di passare delle ore che lo fanno stare bene,in mezzo a persone della sua età e che condividono con lui una passione.

Lorenzo Borgomeo