The story

Lettera aperta

Siamo un gruppo di genitori di bambine e bambini, studentesse e studenti, che frequentano l’Istituto comprensivo di Capannoli, dislocato nei tre comuni di Capannoli, Terricciola, Lajatico. In questi mesi, come tutti i genitori italiani, abbiamo sperimentato attraverso i nostri figli la didattica a distanza, che ha visto uno sforzo congiunto degli insegnanti, degli istituti, delle famiglie, e degli studenti. Sono stati senza dubbio mesi difficili e anomali. Abbiamo cercato di sostenere i nostri figli e le nostre figlie in questa emergenza; e c’è da esprimere prima di tutto un grazie sincero e non di circostanza a tutta la comunità educante, e in special modo ai docenti, per aver saputo inventare un modo differente di fare scuola.

Seguiamo da settimane il dibattito sulla riapertura a settembre; abbiamo visionato le prime linee guida che sono trapelate dagli studi del governo, che ancora ci dicono pochissimo, se non nulla, sulle soluzioni; ci siamo confrontati con i movimenti di genitori, insegnanti e studenti che nel frattempo sono nati e hanno dato voce a un sentimento che condividiamo: la scuola è prioritaria e serve un piano per settembre, e serve adesso.

È vero, il futuro è incerto; anche e soprattutto per questo serve pensare ORA al rientro a settembre. Per fare un paragone: tutti noi speriamo che non vengano terremoti, eppure sono necessari piani preventivi antisismici di evacuazione per gli edifici. Nel caso della riapertura post-covid, noi speriamo con tutti noi stessi che i nostri figli possano tornare a scuola a settembre, ovviamente in sicurezza; se, per il riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria, così non potrà essere, ne prenderemo atto. Ma non possiamo non pensare all’altro scenario, ovvero quello in cui ci fossero le condizioni per riaprire: anche perché, allo stato attuale, in Italia hanno ripreso infine tutte le attività, industriali, commerciali, turistico-ricettive.

Se riconosciamo il ruolo imprescindibile della comunità scolastica, degli insegnanti, dell’apprendimento condiviso, se riconosciamo alla scuola un ruolo fondativo per la società, allora dobbiamo adoperarci in tutti i modi perché a settembre si possa tornare a una didattica in presenza. Ci auguriamo che a settembre ciascun istituto sia pronto per affrontare questa sfida e che siano dati alle famiglie il tempo e il modo di riorganizzarsi a fronte di una eventuale rimodulazione oraria.

Non ci sfugge che si tratta una sfida molto difficile: proprio per questo come genitori vorremmo metterci a disposizione, ognuno con le proprie possibilità, per ragionare insieme con l’istituto, gli enti locali, le associazioni. In queste settimane sono emerse molte proposte, tra cui quella dell’associazione fiorentina “La città bambina”, affinché si immaginino nuovi spazi e nuovi modi di fare scuola, ad esempio recuperando stanze e edifici agibili esistenti nei territori, magari già adibiti ad attività didattiche pomeridiane, magari utilizzati dalle associazioni, ma inutilizzati la mattina. Ci sembra che, specialmente nei piccoli comuni come i nostri, proposte come queste potrebbero essere prese in considerazione ed eventualmente, con tre mesi di tempo, attuate. Anche la Regione si è espressa favorevolmente nei confronti di questo tipo di soluzioni. Che però, appunto, non si possono improvvisare.

Ci piacerebbe che si formasse al più presto un tavolo di lavoro Capannoli-Terricciola-Lajatico (come sta già accadendo ad esempio a Pontedera), a cui potessero prendere parte insegnanti, dirigenti, personale ATA, genitori, rappresentanze studentesche. È fondamentale che in questo frangente tutta la comunità scolastica si confronti per cercare soluzioni. Certamente serve chiarezza da parte del Ministero, ma una spinta deve partire anche dai territori. Situazioni inedite come una pandemia globale richiedono uno sforzo inedito, richiedono programmazione e creatività, spirito di servizio e collaborazione. Ci appelliamo alla Dirigente scolastica, al Consiglio d’Istituto, ai sindaci Barbafieri, Bini e Cecchini (che sappiamo essere molto sensibili su questo tema) affinché si possa iniziare una discussione e un confronto. Noi ci siamo.