Si attivi la ZES di Marghera e del Polesine

Leonardo Raito Sviluppo Economico

The story

LA ZONA ECONOMICA SPECIALE E’ UN DIRITTO FONDAMENTALE PER IL NOSTRO TERRITORIO La Zona Economica Speciale dei territori di Marghera e Polesine, rappresenta una fondamentale occasione per una zona del Veneto meridionale che, differentemente dalle immagini distorte narrate nelle ultime settimane, vive una condizione di sofferenza equiparabile a quella di altre regioni italiane meno sviluppate. Negli ultimi anni, il territorio polesano sta vivendo un drammatico calo demografico. Tra il 2014 e il 2018 la popolazione è passata da 242.533 abitanti a 234.864. Si tratta di un dato che si accompagna a saldi naturali e migratori negativi e a un indice di vecchiaia in continua crescita (234,6, dato 2018) e decisamente più alto rispetto al dato nazionale (172,9) e veneto (172,2). Si sta pertanto assistendo a una diminuzione e a un invecchiamento della popolazione che non consentono previsioni ottimistiche per il futuro della provincia. Storicamente, un calo di questa portata si è vissuto soltanto dopo la tragica alluvione del 1951 quando oltre 100.000 polesani emigrarono verso le regioni industrializzate e il nord Europa alla ricerca di fortuna e di lavoro. Le ricadute occupazionali previste dallo studio effettuato da Confindustria Venezia-Rovigo, dimostrano come l’istituzione della Zes possa rimettere in moto un’economia sofferente e che non ha potuto e saputo rialzarsi dalla drammatica crisi economica dell’ultimo decennio. I dati socio economici territoriali, tratteggiano una realtà molto diversa da chi dipinge quella di Rovigo come una provincia privilegiata. In realtà, i dati occupazionali denotano un territorio con tassi di disoccupazione, redditi medi ecc. più simili ad alcune sofferenti aree del meridione d’Italia, che al resto del Veneto, quindi di regioni considerate meritevoli delle istituzioni delle Zone Economiche Speciali. Il calo del numero delle imprese si accompagna anche a un calo dell’occupazione. Poche opportunità lavorative spingono molti giovani a cercare fortuna e prospettive di vita altrove. Uno sviluppo temporaneo e non sufficientemente coordinato, ha portato, nei territori dei sedici comuni polesani interessati dalla proposta della Zes, la realizzazione di svariate aree industriali e artigianali oggi in parte abbandonate e da riqualificare. La provincia è stata tuttavia interessata da alcuni investimenti sulle tratte viarie e dei collegamenti che la rendono appetibile in una funzione logistica e geografica. La tratta ferroviaria Bologna-Padova, l’autostrada A13, i tre caselli autostradali, collegati con le principali direttrici Est-Ovest (Transpolesana su Verona, Eridania su Mantova), e Nord-Sud (Strada Statale 16, Strada Statale Romea, Valdastico), la fluvialità (idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco), la presenza di un interporto, rappresentano indubbiamente basi solide su cui costruire un supporto a insediamenti produttivi. Il territorio polesano vede pertanto nelle opportunità connesse alla Zes una base di forte attrattività per le imprese che potrebbero insediarsi, con conseguenti ricadute positive e benefiche per tutta la provincia, per il suo sistema dei servizi pubblici e privati, per le economie di prossimità e per le imprese. Noi sottoscritti amministratori polesani, in rappresentanza delle nostre municipalità e di un territorio negli anni vessato, richiediamo a gran voce una parità di trattamento rispetto ad altre aree disagiate del paese. Meritiamo la Zes non come una concessione verticistica, ma come un diritto teso a fornire al Polesine pari dignità, pari opportunità e prospettive. Auspichiamo pertanto, da parte del Governo e del Presidente della Repubblica, un supporto a una legittima rivendicazione che deve essere il giusto riconoscimento a un territorio in sofferenza e a lungo vessato.