Avendita AfterShock: ricostruire, ricostruirsi

Samuele Lucci Crisi & Emergenze

La Buona Causa

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L’evento

La notte del 24 agosto 2016 la terra ha deciso di tremare con molta energia anche ad Avendita.

Il contesto

Avendita è un piccolo paese nel comune di Cascia dove sono nato e cresciuto e dove tuttora vivono i miei genitori, insieme agli ultimi due fratelli.

Le conseguenze

La solidità del complesso edilizio in cui risiede la mia famiglia ha scongiurato il peggio, purtroppo però, fin dalla mattina successiva alla scossa di magnitudo 6.0, l'appartamento è stato dichiarato inagibile e reso inaccessibile per garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone.

Ciò ha comportato un disagio immediato in termini sia pratici sia emotivi.

La casa

La casa ha subito molti danni sui muri di tamponamento (vedi foto sopra). Le crepe sono molto visibili e peggiorano con le scosse, anche forti, che insistono ancora sporadicamente.

Cosa ci serve?

Rispetto al disordine e alla confusione iniziali, che non consentivano di razionalizzare e concretizzare le offerte d’aiuto, siamo giunti a definire quanto segue.

Sia nel breve sia nel medio/lungo periodo

  • serve il sostegno delle istituzioni nella riorganizzazione pratica della propria vita
  • serve vicinanza, preghiera, coinvolgimento, relazione 
  • serve supporto psicologico mirato
  • serve un luogo sicuro e confortevole dove vivere dignitosamente e tornare alla “normalità”
  • serve un luogo dove salvaguardare ciò che è possibile portare via dalla casa danneggiata

I nostri obiettivi

Premessa

Ciò che insieme alla mia famiglia abbiamo pensato sono pochi obiettivi concreti, qualcosa che risponde a reali necessità. Potranno sembrare sfide audaci o irrealizzabili, ma non importa quante difficoltà incontreremo sul cammino, di sicuro cercheremo di arrivare in fondo.

Non pretendiamo un aiuto incondizionato o acritico, anzi proprio per questo abbiamo dato più informazioni possibili, ma offriamo a chi vuole sostenere la nostra causa uno strumento serio e onesto per aiutare con la modalità che pensiamo sia la più efficace.

Target

Utilizzare le risorse necessarie per un supporto psicologico pianificato che possa evitare conseguenze comuni in queste situazioni (vedi DPTS)

Acquistare ed installare un box prefabbricato in legno dove stoccare le cose rimaste in casa.(esempio 1)

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Chi siamo

La nostra numerosa famiglia è composta da:

  • Papà Marcello
  • Mamma Marina
  • Damiano
  • Samuele (titolare del profilo)
  • Valerio
  • Gioele
  • Antonio

I nostri genitori si sono “curiosamente” conosciuti a seguito dell’evento sismico che ha toccato Avendita nel lontano 1979. Siamo tutti cresciuti in questo piccolo paese situato tra Cascia e Norcia a ca 900 m slm (chi vuole approfondire può consultare il sito o wikipedia).

Evoluzione della situazione

Nell’immediato l’emergenza è stata gestita bene; già il pomeriggio del 25 agosto, nell’area di protezione civile, sono state installate le tende necessarie alle famiglie sfollate, e due giorni dopo un modulo con bagni e docce. Anche alcuni beni di consumo e generi di prima necessità sono stati donati da alcuni volontari dell’Emilia.

Inoltre, grazie alla sistematica seppur discontinua presenza dei VVFF, è stato possibile rientrare nell’appartamento per prelevare cibo deperibile, vestiti, e altri oggetti indispensabili che naturalmente si potevano agilmente prelevare.

La situazione di discreta incertezza si diraderà pian pianino con l'alternarsi di verifiche tecniche, atti amministrativi e condizioni di “ridotto rischio sismico”. Non ci aspetta tempi brevi di ritorno alla “normalità”.

Trasparenza

Ciò che ci impegniamo a fare:

  • scrivere aggiornamenti rispetto all’evolversi del contesto
  • scrivere aggiornamenti rispetto al raggiungimento anche parziale degli obiettivi
  • rispettare le finalità che ci siamo prefissati
  • considerare moralmente vincolante la fiducia delle persone disposte ad aiutarci

Ringraziamenti

I primi ringraziamenti sono per i volontari e i professionisti che hanno garantito soccorso e assistenza così come tutti i parenti che ci hanno offerto appoggio e sostegno.

Ringraziamo di cuore fin d’ora tutte le persone che vorranno sostenere la nostra causa e quelle che hanno comunque mostrato profonda vicinanza alle nostre difficoltà. Avete tutti contribuito al sogno di poter vivere più sereni e più sicuri.

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Impressioni da dentro

Svegliarsi nel mezzo della notte provando paura, senza rendersi conto di quello che accade, e seguire l’istinto che ti porta a scappare via dal luogo che ritieni più sicuro assume contorni paradossali, ma è tutto reale.

Si è catapultati in un mondo in cui tutti i piccoli gesti che caratterizzano la nostra quotidianità scompaiono lasciando il campo ad una provvisorietà senza spazio e senza tempo.

La vita deve andare avanti, così, stanchi e tesi si tenta di pensare positivo ed essere intraprendenti. Ma tutta la nostra storia e i nostri ricordi sono legati a quel luogo che ci identifica e contribuisce a definire la nostra esistenza.

Anche soltanto il distacco traumatico da tutto questo provoca sofferenza, sconforto, timore.

Si rimane imprigionati “fuori” dalle proprie mura domestiche, potendo rientrare solo saltuariamente e furtivamente per “riappropriarsi” di qualcosa che riteniamo indispensabile; la verità è che non sappiamo cosa prendere e cosa lasciare, e perché siamo costretti di punto in bianco a questa scelta. Abbiamo solo un grande bisogno di riprendere contatto, con gli oggetti, con le foto, coi letti, con il tavolo e le sedie… con la nostra vita e il suo senso.

Cosicché ti trovi a ringraziare per essere ancora vivo e subito dopo a chiederti con cosa ti vestirai domani, ti trovi a pensare che dopotutto poteva andare peggio e poi a riconoscere che avresti bisogno di una doccia calda.

Le giornate vanno avanti come per inerzia, in un’atmosfera rarefatta che a tratti assume tinte fosche, altre volte invece ti senti leggero come se d’un tratto fosse scomparso il peso delle responsabilità, come se l’essenziale fosse tornato visibile, come se mangiare e dormire fossero il centro delle tue giornate.

Poi bisogna spiegare. Siamo connessi, collegati, gli altri ci chiedono, si preoccupano, domandano. Vogliamo trasmettere tranquillità, serenità, non vogliamo lamentarci, siamo vittime ma non vogliamo esserlo, siamo vittime diverse perché ancora vivi, perché non abbiamo perso tutto, perché in fondo da noi è stato tutto marginale.

Ogni episodio traumatico può arricchirci, se ci riporta al senso dell’esistenza, se ci fa riconoscere il nostro posto rispetto agli altri, se ci fa riconoscere gli altri rispetto a noi.

Di certo non saremo mai pronti a far rientrare lo straordinario nell’ordinario, un evento raro nel nostro quotidiano, se non allargando il concetto di ordinario a un qualcosa di dinamico, in eterno movimento, come il mondo, come la vita, insieme di caos e logos. Il terremoto distrugge, a noi la missione di ricostruire, di ricostruirci.