Una casa per Les Gazelles de Silvana. Congo

Cinzia Armelisasso Cooperazione Internazionale

La Buona Causa

La Repubblica Democratica del Congo ha le potenzialità per essere uno dei Paesi più ricchi della terra. In effetti la sua corrotta classe politica ricca lo è, perchè sfrutta a suo esclusivo vantaggio le immense risorse minerarie del Paese (oro, diamanti, petrolio, coltan, rame, legname, con la complicità di gruppi criminali transnazionali (approfondisci qui). Secondo l’Unep (Agenzia Ambiente della Nazioni Unite) “circa il 98% dell’utile netto derivato dallo sfruttamento illegale delle risorse naturali – in particolare oro, carbone e legname – finisce nelle mani delle reti di organizzazioni criminali transnazionali che operano dentro e fuori dal Paese”.

Nel Nord Kivu, regione in cui la Fondazione ha deciso di operare, nel 2004 scoppia una grave crisi tra governo e ribelli, che ha dato origine a una strisciante guerra civile con migliaia di morti, e razzie di adolescenti rapiti per “servire” le truppe ribelli. A dicembre 2017, pochi giorni dopo la nostra seconda missione, un attacco dei ribelli al presidio dei caschi blu di quell’area ha causato 14 morti e 50 feriti. Le Nazioni Unite classificano l’area tra le 4 più a rischio del pianeta.

Passy Mahano

E’ in questo contesto che Passy Mahano, studentessa di scienze mediche, figlia di un ranger del Parco Nazionale del Virunga, che da ragazzina aveva visto con i propri occhi gli orrori della guerra, lascia gli studi per mettersi ad accogliere come può gli orfani dell’area. Fa tutto da sola, chiedendo un piccolo supporto alla povera comunità agricola locale, vivendo in condizioni al limite della sopravvivenza a Rugari, in una baracca di legno con un numero sempre crescente di bimbe e bimbi. Passy non si perde d’animo e viene a sapere che una filantropa svizzera, Malene Zähner, sta finanziando un centro di addestramento per cani antibracconaggio (congohounds) nel Parco Nazionale del Virunga. La contatta tramite i rangers, ed ecco il miracolo: Marlene si fa carico di tutto e riesce a migliorare di molto le condizioni dei bimbi. Ma Marlene non ce la fa, 56 bimbi da sfamare (oggi 63), mandare a scuola e, occasionalmente medicare, sono troppi per la piccola fondazione Dodobahati e così, attraverso la comune amica Helen Pope (australiana che

Da Rugari a Ruwamgabo…

vive a Roma) incontra Alberto Corbino (oggi presidente della Fondazione) deciso a costruire una scuola-orfanotrofio alla mamma Silvana, da poco scomparsa. Così il 24 gennaio, il giorno dopo la firma dal notaio per creare la Fondazione, Alberto Corbino si reca in RDCongo per conoscere Passy e i bimbi e rendersi conto della situazione.

E decide di appoggiarli nel loro progetto: tutti hanno diritto a vivere i loro sogni!

In pochi mesi abbiamo acquistato due lotti di terra in un’area più sicura, alle porte del Parco Nazionale del Virunga (a Rumangabo, pochi chilometri a Nord). E vogliamo costruirci su un edifico modulare solido e moderno, di circa 400 mq, integrato con l’ambiente, che comprenda: 2 dormitori, mensa, scuola, foresteria, infermeria, laboratori e un’area esterna per coltivare e allevare animali (progetto dell’arch. Riccardo Pedone, Napoli).

I bimbi (oggi 63 – 3 piccolissime ospiti si sono aggiunte dal gennaio 2017 a oggi) così non avranno solo diritto alla sopravvivenza, ma anche ad un futuro dignitoso e autonomo.

Per questo la Fondazione Cariello Corbino ha presentato nel marzo 2017 un progetto di 80.000 (ottontamila) euro in circa 4 anni alla Virunga Alliance, una partnership pubblico privata del Parco Nazionale del Virunga che, per statuto, deve devolvere il 30% dei proventi derivati dal turismo a progetti sociali, richiedendo un finanziamento pari alla quota stanziata (quindi ulteriori 80.000). Nonostante il progetto sia piaciuto molto, la Fondazione Virunga non ha potuto accordare il finanziamento perchè impegnata in progetti ben più onerosi: la fornitura di energia idroelettrica all’intero bacino del Parco, il contrasto al bracconaggio e la difesa dei confini anche dalla guerriglia.

La Fondazione non si è persa d’animo: decide di andare avanti da sola, cercando partnership in Italia e all’estero e approva un progetto di 110.000 euro (oltre ai terreni già acquistati) per la costruzione del progetto Les Gazelles de Silvana – centro di sostegno all’infanzia e ai giovani). Non amiamo la parola orfanotrofio: vogliamo che i bimbi abbiamo una percezione positiva di se stessi.

Les Gazelles de Silvana ha l’ambizione di diventare un progetto pilota per l’area, ma soprattutto un luogo di gioia e di crescita per i bambini e per la comunità.

Forse saremo solo una goccia nel mare, ma una cosa è certa: il mare è fatto di gocce!

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