Una Clinica per i Profughi di Afrin

Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Crisis & Emergency

The story

Una clinica per i profughi di Afrin

Nuova campagna di raccolta fondi di Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia e Heyva Sor a Kurd Rojava

La Siria sta affrontando una crisi umanitaria derivante da 7 anni di conflitto che, su più fronti, ha gravato pesantemente sulle popolazioni che abitano quei territori.

Il 20 gennaio 2018 il governo turco, insieme alle bande armate jihadiste da esso supportate, tra cui ex miliziani dello Stato Islamico (ISIS), ha dato il via all’operazione militare “Ramoscello d’Ulivo”, che ha colpito indiscriminatamente i civili presenti nella regione di Efrin, a maggioranza curda.

Gli abitanti della regione di Efrin sono stati costretti in centinaia di migliaia a migrare verso la regione di Shahba (Tal Refaat). Molte di queste persone, durante l’esodo forzato, sono stati uccise; gli sfollati sopravvissuti alle politiche genocidarie dello Stato turco si trovano adesso a fronteggiare numerosi drammi umanitari. I campi profughi allestiti nella regione di Shahba, territorio un tempo occupato dallo Stato Islamico, non sono in grado di offrire una risposta adeguata, né dal punto di vista sanitario né dal punto di vista abitativo, alle numerose esigenze delle sfollate e degli sfollati interni. Stando all’ultimo rapporto dell’UNHCR (2019), 171.000 sfollati di Afrin, ossia 34.208 famiglie, risiedono attualmente nel governatorato di Aleppo; di questi, 141.040 individui, ossia 28.208 famiglie, sono ospitati nei distretti rurali della provincia (Tal Refaat, Nubul, Fafin).

A fronte della precedente occupazione dello Stato Islamico, le infrastrutture e i servizi un tempo presenti sul territorio sono stati parzialmente o totalmente distrutti, compresi ospedali, cliniche e scuole. I volontari e le volontarie di Heyva Sor a Kurd (Mezzaluna Rossa Curda) hanno documentato, tra aprile e novembre 2018, 218 casi di persone con esigenze speciali poiché disabili, spesso a causa del conflitto stesso. L’interruzione e la distruzione delle strade impediscono a coloro che si trovano in condizioni di salute critiche di raggiungere gli ospedali più vicini. I residuati bellici (mine terrestri e bombe a grappolo) continuano a causare la morte e il ferimento di numerosi civili (52 vittime stimate tra aprile e novembre 2018), soprattutto tra le donne e i bambini. Tra gli sfollati troviamo un’ampia diffusione di epidemie e malattie infettive (27 casi documentati di tubercolosi, 1.709 documentati di leishmaniosi, centinaia di casi di morbillo, 23 casi di epatite B e C); le possibilità di contagio vengono incrementate dalla mancanza di servizi medici e dalle scarse condizioni igieniche. I volontari e le volontarie di Heyva Sor a Kurd, in prima linea sin dall’inizio dei bombardamenti, hanno individuato i bisogni primari a cui è necessario rispondere sul breve termine.

In seguito a quest’analisi, è stata lanciata la campagna “Una Clinica per i Profughi di Afrin”, il cui obiettivo primario è la ricostruzione di una clinica mediante la quale far fronte alle esigenze sanitarie di base dei profughi. La campagna mira, inoltre, a dotare quei punti medici già presenti nella regione (Campo Berxwedan, Campo Al A’ssr, Ahraz, Tal Refaat, Burj Al Qas) di farmaci e dispositivi essenziali al trattamento dei e delle pazienti. Una parte delle donazioni ricevute sarà infine destinata allo sviluppo di attività e materiali di sostegno psicosociale, specialmente per quanto riguarda casi di violenza di genere e traumi infantili. 

Il giardino della clinica sarà dedicato alla memoria di Lorenzo Orsetti, volontario italiano ucciso dall’ISIS in Siria.

BUDGET:

  • Ricostruzione dell’obitorio dell’ospedale: 50.000 USD
  • Materiale e attività di sostegno psicosociale: 10.000 USD
  • Farmaci per le cliniche e i punti medici allestiti nella regione: 80.000 USD
  • Altre spese (amministrazione, trasporto, coordinamento): 10.000 USD