Un Tetto dopo il Tornado...c'è ancora molto da fare..

Anna Pettenò Crisi & Emergenze

La Buona Causa

8 luglio, ore 18.29.

 

Sono al lavoro. Il cellulare squilla insistentemente. E’ mamma. Non posso rispondere. Lei ha paura dei temporali, forse voleva sapere se da me era tutto ok.

 

18.35 decido di richiamarla. Era tremendamente scocciata perché non poteva rientrare in casa e doveva rimanere in mezzo alla strada sotto il sole. Mi dice, con toni nemmeno troppo agitati “sono viva per miracolo, la casa è mezza distrutta”. Non sapevo che dire, non potevo pensare che fosse uno scherzo di cattivo gusto o che la mamma avesse perso la testa per un istante.

Poco dopo sentendo un via vai di sirene ed elicotteri capisco che qualcosa di grave era successo e che mia mamma era sotto shock.

 

Prendo le mie cose e …corro.

 

Non riesco a passare e la strada è bloccata. Lascio l’auto e…corro.

 

Arrivata in via F.lli Bandiera mi si presenta un panorama apocalittico. Ambulanze, polizia, elisoccorso, polvere. I rumori erano di cose, non di persone. Cocci e vetri frantumati, mezzi che si muovevano. La gente che non era portata via in ambulanza vagava sbigottita ed incredula per strada. I colori di tutto erano sbiaditi ed indefiniti a parte il sangue che risaltava sugli abiti e la pelle di chi era stato investito da schegge o altro. Tutto era indefinito e sbiadito dalla polvere, tutto era maceria. Era come entrare nel set di un film di guerra post bombardamento.

 

Corro per vedere cosa era rimasto della casa dove sono nata e cresciuta, dove i miei bambini vanno a giocare e a far compagnia alla nonna. ...Della casa dei sacrifici di una vita di mamma e papà, in parte miei che ci ho abitato li fino a 4 anni fa, e ora di Daniele, mio fratello.

 

Anche la mia casa era stata investita da quel tornado. Forza 4.

Come nei film americani.

 

Quando arrivo vedo mio fratello che sta facendo una “panoramica” del disastro. Era chiaramente sotto shock. Doveva ancora rendersi conto del mare di danni. Niente assicurazione, niente risparmi… solo debiti. E ora?

Un mare di danni.

 

Mia mamma illesa, ma con un bel trauma emotivo da curare, da superare. C’era lei in casa, sola, anziana, durante quei secondi di violenta distruzione. Lei protetta da uno schieramento di angeli custodi che l’hanno portata a spostarsi da quella porta interna che senza tanto preavviso è “scoppiata” e volata giù per le scale. Miracolosamente illesa, senza un graffio che per lei avrebbe potuto essere letale.

Da quel giorno continuiamo a ringraziare. Ringraziamo perché stiamo tutti bene. Ringraziamo tutti gli “angeli silenziosi” che ci hanno protetto, aiutato, sorriso, abbracciato, consolato, nutrito,commosso, meravigliosamente sorpreso per l’umanità e la gratuità dei loro gesti. Ringraziamo amici e parenti per la straordinaria vicinanza e collaborazione. E non ultimi, ringraziamo tutti coloro che vorranno rinunciare ad un caffè o ad una pizza per contribuire a ricostruire il tetto volato via e a risistemare un pochino la casa per renderla nuovamente agibile. Per nonna Maria e Daniele.

 

Il mare è fatto di un’immensità di gocce. Grazie se vorrete essere una di queste.

Anna